Il 2026 si apre con un doppio appuntamento per i fan di Westeros. Tra pochi giorni, il 18 gennaio, sulla nuovissima HBO Max debutta Un cavaliere dei sette regninuovo prequel ambientato un secolo prima degli eventi de Il Trono di Spadementre l’universo creato da Giorgio RR Martino continua a espandersi dopo il successo di Casa del Drago. Ma, a quanto pare, questo ritorno non è affatto un punto di arrivo. Anzi: per lo scrittore americano, il mondo di Westeros ha ancora molto da raccontare.
A confermarlo è stato lo stesso Martin, intervenendo nel podcast companion ufficiale di Un cavaliere dei sette regnidove ha lasciato intendere che nuove serie tratte dal suo universo fantasy potrebbero vedere la luce anche oltre l’attuale progetto. «Ci sono altre storie da raccontare su Dunk ed Egg e sulla loro formazione e su ciò che li attende negli anni futuri», ha spiegato l’autore, riferendosi ai protagonisti della nuova serie. Un’affermazione che rafforza l’idea di un futuro seriale ancora molto ricco per il franchising di Game of Thrones.
Un cavaliere dei sette regni nasce dall’adattamento di Il Cavaliere Erranteuna delle novelle autoconclusive dedicare a Ser Duncan l’Alto e al suo giovane scudiero Egg. Una scelta narrativa che Martin rivendica con convinzione: «È stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso come scrittore». Rispetto alla struttura corale de Il Trono di Spadecostruita su numerosi punti di vista e grandi intrecci politici, questa nuova serie sceglie un approccio più intimo e lineare, seguendo un solo protagonista attraverso il suo viaggio per Westeros.
«Quando ho iniziato Game of Thrones, avevo sette o otto personaggi punto di vista nel primo libro e alternavo tra di loro… Ma scrivere un racconto breve o una novella in questo caso, dove ti concentri su un solo personaggio e vedi la storia solo attraverso di lui, è un tipo di cosa diversa e può essere molto potente», ha raccontato Martin. Un’impostazione che consente di osservare il mondo dei Sette Regni da una prospettiva meno nobile e più concreta.
Non a caso, la serie si concentra soprattutto sulla cosiddetta “piccola gente”. «Volevo raccontare una storia che si focalizzasse in una certa misura sulla piccola gente, come li chiamo io, sulle persone che non sono lord», ha spiegato lo scrittore. Un modo per smontare l’immagine romantica della cavalleria e offrire una rappresentazione più realistica: «I cavalieri erano soldati al servizio dei loro lord. Ed erano come macchine per uccidere».
Il pubblico ritroverà così un Westeros diverso, più terreno e meno epico, ma non per questo privo di ambizione. La prima stagione, composta da sei episodi, vede Pietro Claffey nei panni di Dunk e Dexter Sol Ansell in quelli di Egg, il giovane Aegon Targaryen, ed è già stata rinnovata per una seconda. E se le parole di Martin sono un’indicazione affidabile, il viaggio nel mondo de Il Trono di Spade è tutt’altro che concluso: Dunk ed Egg potrebbe essere solo l’inizio di una nuova fase dell’universo di Westeros.
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Fonte: GOT Podcast – Un cavaliere dei sette regni
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