Polvo Seran – Polvere di stelle: la recensione del quasi musicale spagnolo sull’amore, la vita e la scelta di morire

Parla di genitori, figli e di un amore totalizzante che continua nella morte il bel film spagnolo Polvo Seran, al cinema dal 22 gennaio, con una straordinaria interpretazione di Angela Molina, premiata alla Festa del cinema di Roma. La recensione di Daniela Catelli.

“Polvere sei e polvere ritornerai”. Secondo la Genesi, Dio pronunciò queste parole rivolte ad Adamo, cacciandolo dal Paradiso terrestre dopo il peccato originale. Anche per i non credenti si tratta di un dato di fatto: la presenza nella vita umana dell’inevitabile fine dell’esistenza terrena. E Polvo Seranil titolo del film di Carlos Marques-Marcetsignifica proprio “saranno polvere”. Se la meta inevitabile è quella, il cammino per arrivarci è diverso per ognuno di noi. Claudia e Flavio stanno insieme da tantissimi anni e si amano ancora come il primo giorno: lui è un regista teatrale che per lei ha lasciato un precedente matrimonio e dei figli, lei la straordinaria attrice e cantante dei suoi spettacoli, con cui ha condiviso la vita quotidiana e artistica e dalla quale ha avuto la figlia Violeta. Tutto cambia quando a Claudia viene diagnosticato un tumore non operabile e la coppia decide di sposarsi prima di recarsi in Svizzera per morire insieme. La scelta di Flavio, nel film, è la più estrema: nonostante il fatto che sia in perfetta salute, che ami i figli e il mondo che lo circonda, per lui una vita senza Claudia è inconcepibile e niente può fargli cambiare idea, nemmeno la reazione dei figli e in particolare di Violeta, che decide di accompagnarli in questo anomalo viaggio di nozze, in una clinica asettica e molto poco accogliente in cui la procedura, vista dall’esterno, è poco più di una formalità senza fronzoli, come lo è il trattamento dei resti, che il regista ci mostra fino alla fine sui titoli di coda (fino alla polvere, appunto).

Parla della libertà di scegliere, di amare e tradire, del diritto di essere perfino egoisti nelle proprie scelte, dei rapporti tra genitori e figli e di tantissime altre cose questo bellissimo film, ma soprattutto di morte. Ma lo fa anche con ironia, con l’utilizzo di bellissimi inserti musicali in cui la sua presenza incombe ma al tempo stesso diventa gioiosa come nei coreografici e vertiginosi numeri alla Busby Berkeley e nelle danze jazz alla Bob Fosse. O con la bizzarra dance macabra della rappresentazione fatta da Claudia coi nipoti per i figli e il marito. Una scelta che ci ha ricordato la bellezza e la sofferenza di Ballerino nell’oscurità di Lars von Trieral cui rigore questo film ci sembra apparentato. L’utilizzo della musica e di uno stile di ballo sincopato, in cui le persone vere si incontrano nella quotidianità (i giardinieri di un parco, i passeggeri di un tram, gli infermieri nella bellissima sequenza che apre il film) all’improvviso si esibiscono, circondando e coinvolgendo Claudia, enfatizzano il dramma interiore che la colpisce ei sentimenti non esprimibili a parole.

E’ un film coraggioso, Polvo Seranlaico e non consolatorio, dove anche il sacrificio della vita – una vita ricca e vissuta a pieno – non ha il sapore della resa ma della necessità, dove l’amore, massima gioia del nostro percorso vitale, si esprime decidendo di partire insieme verso l’ignoto. Nonostante tutto, pur se molto emozionante, non è una storia deprimente ma l’anima di un’opera originale su un tema che ci accomuna tutti ea cui spesso considera (anche rimuovendolo) e che non parla solo di eutanasia, ma di tutto quello attorno a cui ruota il nostro limitato mondo personale. Diviso in tre capitoli, con un’interpretazione straordinaria di Angela Molina (premiata alla Festa del cinema di Roma), rappresentata con una decadenza fisica impietosa ma che, come spesso accade nei malati terminali, lascia riaffiorare a tratti l’antica bellezza, supportata al meglio dal suo co-protagonista Alfredo Castro e da attori diretti benissimo, che sembrano non fare alcuna fatica a immergersi in una sceneggiatura ben scritta (dal regista con Clara Roquet e Carol Cruzaccompagnato dalle musiche di Maria Arnal e – nel finale – dalla immortale voce di Maria Callas, Polvo Seran è una di quelle opere che non possono lasciare indifferente chi al cinema chiede non solo intrattenimento ma anche emozioni reali e riflessioni stimolanti sulle questioni esistenziali a cui da sempre la filosofia, la religione e la scienza, ognuna a modo suo, cercano di offrire una risposta che sia in grado di placare le nostre umanissime paure.

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