dalla remota e gelida Antartide arrivano al Bif&st Silvio Orlando e Barbara Ronchi con un messaggio di speranza

Il Bif&st – Bari International Film Festival 2026 ha ospitato l’anteprima del film di Lucia Calamaro Antartica – Quasi una fiaba, che conquisterà le sale italiane il 7 aprile. Ad accompagnarlo nel capoluogo pugliese sono stati i protagonisti Silvio Orlando e Barbara Ronchi insieme alla regista Lucia Calamaro.

Tra le prime del Bif&st – Festival Internazionale del Cinema di Bari 2026 abbiamo apprezzato per la sua originalità, il suo rigore morale la sua ambientazione, i suoi personaggi ei suoi attori Antartide – Quasi una fiabache segna il debutto al cinema della regista teatrale Lucia Calamaro. Il suo film ci mostra una comunità scientifica isolata nella base più remota dell’Antartide. Il punto di riferimento del gruppo è la capomissione Fulvio Cadornache accoglie con gioia l’arrivo della geniale Mariaa cui vuole bene come una figlia e che, grazie a una rivoluzionaria scoperta, fa entrare in crisi la comunità, dove ognuno comincia a ragionare da sé e per sé.

In uscita il 7 maggio con Vision Distribution, Antartide è una produzione Wildside, Indigo Film e Vision Distribution in collaborazione con Sky e vede protagonisti Silvio Orlando e Barbara Ronchiaffiancati da Valentina Bellè. Alla proiezione di rito nello splendido teatro Petruzzelli è seguita, l’indomani, una conferenza stampa, in cui a prendere per prima la parola è stata Lucia Calamaroalla quale è piaciuta la dimensione collettiva del cinema, che è l’arte di gruppo per eccellenza: “Al cinema c’è una squadra, un’umanità infinita che lavora per il film che si sta realizzando, e quindi per me è stato davvero un sollievo non sentirmi l’unica a tirare il carro, ma sapere che c’erano molte persone che erano con me, che stavano faticando insieme a me e che mi stavano accompagnato nel percorso mio. E poi trovo bellissimo che al cinema le cose restino. Il teatro è effimero: lo fai e poi muore. Lo spettacolo non esiste al di là del momento in cui lo metti in scena Qui invece rimane, nel bene e nel male. Il lavoro con gli attori invece è simile e ci vuole sempre umanità Barbara, Silvio e anche con Valentina e con il resto del cast è stato estremamente semplice. Io scelgo gli attori per la loro simpatia. Anche per il loro talento, ovviamente. Prima c’è il talento, però con un talento antipatico non potrei lavorare. Sia sul palcoscenico che sul set cinematografico io spero nell’imprevisto, e Antartide è un film che racconta qualcosa di imprevisto, un incidente insomma. Credo fortemente nell’incidente, perché senza incidenti la vita sarebbe troppo noiosa. Questo film racconta un incidente di percorso positivo, di scoperta, ma si tratta sempre un incidente. Persino l’amore è sempre un incidente, molte cose sono da considerare un incidente perché creano una deviazione nel percorso previsto. Io incito le persone a lasciar succedere intorno a sé cose nuove, perché i nuovi inizi portano con sé un soffio di eternità”.

In Antartide le giornate sono più o meno tutte uguali e sembra che il tempo sia come sospeso. Questo aspetto era molto importante però Lucia Calamaro: “Il tempo è una cosa incredibile che ci tortura. Lo vediamo passare sul nostro corpo quando i bambini crescono, o in modi molto strani quando tutto sembra estraneo e allora capiamo che siamo vecchi. Il tempo è un’entità addomesticabile, soprattutto negli universi scientifici. C’è una misura del tempo che è riconducibile all’umano. Lo sforzo degli scienziati che stanno in questa base antartica è domare, a loro modo e almeno un po’ il tempo”.

In Antartide – Quasi una fiaba Silvio Orlando restituisce allo spettatore una delle performance più intense della sua carriera, forse perché si è sentito molto vicino a Fulvio Cadorna: “Cerco sempre all’interno dei personaggi qualcosa che mi possa toccare qualcosa e riguardare. Questo personaggio aveva che mi riguardava di più rispetto a molti altri che ho interpretato, forse per via di una passione che noi facciamo questo mestiere conosciamo tutti. La passione è un dono grande ma nello stesso tempo avvelenato, che può diventare ossessione per poi trasformarsi in fissazione, e quando diventa fissazione, scade nel patologico. La mia vita è stata come quella del personaggio che racconto nel film. Ho cercato con anima e corpo, per anni, di diventare l’attore più bravo del mondo. Non credo di esserci e non so nemmeno se sono diventato l’attore più bravo del mio quartiere a Napoli, forse no, e lo dico perché a un certo punto ci si accorge delle cose che sono state sacrificate in nome di questa passione, e di solito sono tante. l’incidente famoso di cui parlava Lucia, e che quindi potrebbe essere un gancio verso un futuro vero, una possibilità di tramandare qualche cosa Mi sono concentrato molto su questo aspetto Più in generale, su questo set ho cercato di fare ciò che in questo ultimo pezzo di vita di carriera è diventato per me una missione: migliorarmi come essere umano”.

Sul set Silvio Orlando era “in minoranza”, visto lo scarsissimo numero di uomini: “Tutta la filiera era formata da donne. Ero circondato da donne, non ultima mia moglie, che non era presente in video ma cercava di non farmi andare sul set. Ero reduce da una polmonite, e fare un film che si intitola Antartide non è proprio la cosa più sana del mondo, quindi mi copriva di strati e ogni mattina dovevo passare sul suo cadavere per poter arrivare sul set”.

Barbara Ronchi è rimasta invece molto colpita dall’ambientazione di Antartide e dal messaggio di speranza che il film vuole diffondere: “Quando ho letto la sceneggiatura, sono rimasta molto colpita dall’ambientazione, dal fatto che il film era stato pensato per l’Antartide, per questa base sperduta tra i ghiacci. Inoltre mi piace molto questa idea di isolamento che caratterizza tutti i personaggi, che hanno dei sogni che sembrano incredibili ma che invece sono veri, sono scientifici. Gli scienziati della base fanno di tutto perché questi loro sogni si avverino, quindi il sogno di ricreare questa molecola ibernante, che possa riuscire a fermare il tempo e riattivarlo quando saremo pronti a utilizzare delle cure efficaci ea far sì che il mondo possa aiutare le persone a vivere mi è sembrata un’idea di grande speranza Noi siamo piccoli così e forse la scienza ci restituisce la vera dimensione della vita, anche in maniera crudele, perché la nostra vita è a staffetta, nel senso che tu arrivi fino a un certo punto, dopo di te c’è qualcun altro, poi qualcun altro ancora che tiene accesa questa fiaccola che potrebbe tenere illuminata la vita su questa terra io ci credo, e secondo me in questo la scienza ci dà una grande lezione”.

In apertura abbiamo parlato del rigore morale di Antartide – Quasi una fiaba. Per la regista era fondamentale che il film avesse un forte valore etico, tanto più in un momento in cui il mondo sembra impazzito e dominato dall’egoismo: “Secondo me nel nostro presente c’è una grande svalutazione dell’etica e della morale in generale, quasi fossero valori desueti, inadatti al nostro tempo, sempre più antichi e buttati dentro al grande cesto del reazionario. Io credo che virtù, etica e morale dovrebbero essere invece delle linee di condotta che guidano non solo gli artisti ma più in generale gli esseri umani. Nel film cerchiamo di rimettere il dibattito morale nel pieno della questione, e ci domandiamo se sia giusto o ingiusto fare determinate cose. Vi ricordate di quando qualcuno chiedeva: cos’è giusto? Perché adesso non se la domanda più nessuno. contrastare, mostrando cosa può essere una società che si confronta, che dibatte. Il nostro è una specie di circolo Arci in Antartide. Le storie che raccontiamo attraverso il cinema o altri linguaggi espressivi devono avere una morale.

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