niente schermo verde sul set

Il nuovo film con Ryan Gosling ha scelto una strada molto più concreta del previsto: set reali, effetti pratici e persino un alieno fisico sul set. E il risultato cambia completamente il modo in cui si vive la storia.

Quando si pensa a un film di fantascienza ambientato nello spazio, si immagina subito la solita combinazione: attori davanti a un enorme fondale verde, astronavi aggiunte dopo, ambienti costruiti quasi interamente in digitale.

E invece Progetto Ave Mariail nuovo film con Ryan Goslingha scelto una strada completamente diversa.

Project Hail Mary è stato girato senza green screen

Mi sono registrato Phil Signore e Cristoforo Miller hanno infatti confermato che nel film non è stato usato neanche un green screen o blue screen tradizionale. Una scelta quasi controcorrente, soprattutto per un blockbuster sci-fi di questa scala. Al posto dei classici fondali digitali, la produzione ha preferito costruire set fisici realiin modo che gli attori si muovono davvero dentro spazi concreti, toccano superfici, interagiscono con oggetti e vivono l’ambiente in maniera molto più naturale. Questo non vuol dire, però, che il film non abbia effetti visivi

Anzi, Progetto Ave Maria contiene comunque migliaia di scatti lavorati in post-produzionecirca 2.018 secondo quanto riferito dal co-regista Chris Miller.

Il lavoro in post-produzione

La differenza è nel modo in cui questi effetti vengono usati. Qui la CGI non serve a rimpiazzare tutto ciò che succede sul set, ma a completare e rifinire ciò che esiste già fisicamente. Per esempio, alcuni interventi digitali sono stati usati per rimuovere cavi, burattinaio ed elementi tecnici, oppure per ampliare lo spazio della nave e costruire gli esterni cosmici. Anche le grandi inquadrature nello spazio sono state realizzate digitalmente, ma partendo da una base molto più concreta rispetto a tanti altri film del genere.

Il dettaglio più affascinante di tutto il progetto, però, è probabilmente questo: Rocky non è stato creato soltanto in CGI. Sul set, Rocky esisteva davvero.

Per dare vita al personaggio è stato utilizzato un pupazzo fisicomanovrato da sei burattinaiocontro Giacomo Ortiz come burattinaio principale e anche come voce del personaggio. Andy Weir, autore del romanzo da cui è tratto il film, ha raccontato che sul set erano presenti più versioni del pupazzoalcuni completamente manuali e altre dotate di parti motorizzate, così da adattare Rocky alle diverse esigenze delle scene. Solo in un secondo momento interveniva il lavoro digitale, utile per perfezionare movimenti, rimuovere supporti tecnici o aggiungere dettagli impossibili da ottenere fisicamente.

Al centro di Progetto Ave Maria non c’è solo lo spettacolo visivo, ma soprattutto la relazione tra Ryland Grace e Rocky. E avere un vero partner di scena sul set, invece di un semplice riferimento immaginario, cambia completamente l’intensità di quel legame.

In un’epoca in cui sempre più blockbuster sembravano costruiti dentro un computer, Progetto Ave Maria prova a riportare il cinema sci-fi verso qualcosa di più fisico, più tangibile e forse anche più umano.

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