
Maestro di poliedricità, attore cantante comico di grande raffinatezza e un’ironia capace di colpire i potenti divertendo. David Riondino è morto a 73 anni.
Tanti anni di carriera, mille sfumature diverse nell’intendere la comicità, la satira e l’ironia. Il tutto con una grande eleganza e la capacità di andare oltre il luogo comune e di colpire i potenti. Davide Riondino è morto a Roma domenica 29 marzo, per una malattia con cui conviveva da tempo. Nato a Firenze e impossibile da definire in una sola casella, è stato attore, musicista, poeta, commediante e maestro di sarcarmo, e tutte queste cose insieme non riuscivano a limitare la sua capacità di muoversi oltre ogni convenzione. Ad annunciare la sua morte è stata Chiara Rapacciniamica illustratrice.
Riondino ha fatto della libertà una compagna di vitacominciando con la poesia a braccio di impronta popolare, sul modello dell’Orlando Furioso di Ariosto, capace poi di muoversi fra teatro, televisione e cinema nel corso degli anni, sempre con una leggerezza lontana da ogni forma di sbrigativa superficialità. Figlio di un maestro elementare, ha lavorato per dieci anni come bibliotecario, dedicandosi poi alla canzone negli anni ’70, nel momento d’oro delle generazioni di cantautori italiani. Ha debuttato molto giovane al Teatro Zelig di Milano, seguendo un percorso artistico che l’ha portato ad esplorare in continuazione. Dalla satira della controcultura, venite Il Maschio e Cuoreal successo della canzone Maracaibol’hit estiva dell’estate 1981, passando per la televisione, da Lupo solitario alla popolarità del Spettacolo Maurizio Costanzo e Quelli che il calcio.
È degli anni ottanta anche l’esordio nel cinema, da una breve apparizione in Maledetti vi ameròfilm d’esordio di Marco Tullio Giordana, all’interpretazione nel secondo film di Gabriele Salvatores, Kamikazenal fianco di Paolo Rossi. Due anni dopo è apparso in Cavalli si nasceesordio cinematografico del disegnatore Sergio Staino, che vede la partecipazione anche di Paolo Hendel. Nel 1995 il ruolo di protagonista insieme a Giulio Brogi ed Ivano Marescotti del film La Cattedranato da un suo soggetto, per la regia di Michele Sordillo.
Nel 1997 l’esordio alla regia in Cuba Libre- Velocipedi ai Tropicicon Sabina Guzzanti, Adolfo Margiotta e Antonio Catania.

