Moralmente ambigui, protagonisti di una storia sospesa tra tensione e ironia, Becket e Julia sono i personaggi principali di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, dal 17 giugno nelle sale con Lucky Red. Le star del cinema moderno Glen Powell e Margaret Qualley ne sono gli azzeccati interpretati.
Ah, i patrimoni! Queste sfasciafamiglie.
Che ci sia capitato o meno di trovarci coivolti in una distribuzione delle fortune di un capofamiglia, in prossimità della sua morte, il meccanismo narrativo lo conosciamo bene. Ci sono commedie che hanno raccontato discendenze pronte a farsi la guerra sulle clausole testamentarie, ispirandosi anche ai legami parentali di dinastie realmente esistenti, come La tenuta (2022) e Caro zio Joe (1994). Ma quando screditare gli altri infidi parenti non basta più, è necessario ricorrere a qualcosa di più “definitivo”.
Si inserisce in questo filone Ricchi… da morire – Delitti in famigliauna dark-comedy corrosiva ispirata liberamente al classico film britannico del 1949 Cuori gentili e corone (uscito da noi con il titolo Sangue Blu).
La storia segue Becket Redfellowinterpretato da Glen Powellun uomo della classe operaia che scopre che un’enorme fortuna di famiglia è a portata di mano, a patto che riesca a eliminare (definitivamente, appunto) i parenti benestanti che si frappongono tra lui e la sua eredità. Insieme a Powellil film annovera nel cast Margaret Qualley, Jessica Henwick, Topher Grazia e Ed Harris. Scritto e diretto da John Patton Ford (già autore dell’ottimo I crimini di Emily del 2022), il film si presenta come un’elegante satira sociale su ricchezza e privilegi che ripiega abilmente sul thriller psicologico con toni surreali.
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia sarà distribuito in Italia da Rosso fortunato e arriverà nei cinema dal 17 giugno. Qui sotto il trailer del film.
Glen Powell: la star del cinema dei tempi moderni

Pochi attori hanno sperimentato un’ascesa così costante e attentamente gestita come quella di Glen Powell. Dal 2003 in poi, l’attore si è formato artisticamente con la cosiddetta gavetta, recitando in ruoli minori in numerosi film indipendenti, serie TV e cortometraggi. La prima vera soddisfazione arriva nel 2012 con una piccolissima parte in un film enorme come Il cavaliere oscuro – il ritorno. Il suo showreel si arricchisce e due anni dopo è sul set de I mercenaril’operazione nostalgica di Sylvester Stallone con un parterre di star del genere azione di cui lo stesso Powell dirà “non cosa ci facessi io in quel cast”.
Texano, biondo, occhi cerulei, fisico atletico e mascellone, il 37enne Powell è disegnato per essere un eroe del cinema americano. Il suo primo ruolo da co-protagonista glielo offre Richard Linklater con Tutti vogliono qualcosa (2016), ma gli servono un’altra decina di ingaggi, tra cui una parte di contorno in Il diritto di contare (2016), prima della svolta in Top Gun: anticonformista. È il 2022 quando il film con Tom Crociera esce in sala con quasi tre anni di ritardo, a causa dei vari lockdown, trasformando Powell in una attrazione per il pubblico mainstream. L’industria hollywoodiana, però, ha già capito di poter scommettere su di lui e lo fa assicurandoselo come protagonista di una serie di titoli a cavallo di action e commedia, come Tutti tranne te, Sicario e Twister.
A determinare il successo dell’attore è soprattutto la sua capacità di modernizzare il ritratto della star cinematografica così come viene percepita dal pubblico. Powell possiede il carisma di un protagonista tradizionale che gravita tra personaggi affascinanti, ambigui o persino ridicoli. Più cresce la fama, più l’autoironia è ben accolta. Invece di posizionarsi unicamente come eroe d’azione (vedi L’uomo che corre), Powell ha costruito un’immagine di sé che è andata in diverse direzioni mettendo a frutto la sua versatilità. Quando Ricchi… da morire – Delitti in famiglia è l’ultimo titolo in ordine cronologico che gli permette di sperimentare un nuovo registro interpretativo nel quale, ancora una volta, dimostra si sapersi trovare a suo agio.
Margaret Qualley: rinascita artistica ad ogni ruolo

Se il percorso di Powell riflette la traiettoria di chi parte da zero e pazientemente si infila in ogni spiraglio che vede, la carriera di Margaret Qualley è decollata molto presto. La figlia dell’attrice Andie MacDowell ha inizialmente intrapreso studi di danza, poi abbandonati, per dedicarsi alla recitazione seguendo altri studi a Londra e a New York, poi interrotti anche quelli. Non che fosse una fannullona ma, semplicemente, gli ingaggi per lei sono arrivati subito. L’esordio al cinema è del 2013 in un piccolo ruolo in Palo Altodiretto da Gia Coppolama è grazie alla serie Gli avanzi (2014) che ottiene una parte significativa regalando rapidamente una notevole visibilità.
Un altro piccolo ruolo per il cinema arriva con il film I bravi ragazzi del 2016, ma quell’anno è un’altra produzione a catapultarla al centro dell’attenzione di spettatori e industria hollywoodiana. Grazie ai lavori da modella che le hanno permesso di entrare nei settori fashion e beauty (sua madre è lo storico volto e ambasciatrice di L’Oréal), Qualley viene scelta per la campagna di profumi Il mondo Kenzo diventando protagonista di un delirante videoclip in cui, tra smorfie e snodate coreografie, asseconda la follia di quel genio di Spike Jonze. A questo punto sette film magari non memorabili, ma fondamentali per la sua crescita artistica, la separano dalla chiamata di Quentin Tarantino. Con il ruolo che il regista le affida in C’era una volta a… Hollywood (2019), la sua notorietà si consolida definitivamente.
Invece di ottenere la visibilità convenzionale dei blockbuster, Qualley ha scelto diversi materiali non convenzionali. Progetti come le miniserie Fosse/Verdon e Domesticache le sono valse un ampio consenso, hanno dimostrato la volontà di abbracciare ruoli emotivamente impegnativi mettendo in evidenza la sua grande maturazione. Ha continuato ad alternare cinema d’autore e produzioni di prestigio, lavorando con registi attratti dalla sua capacità di proiettare contemporaneamente debolezza, intelligenza e imprevedibilità. L’abbiamo vista in un doppio ruolo nel videogioco Morte incagliata di Hideo Kojimain un cameo in Povera Creatura di Yorgos Lanthimos che le ha aperto le porte per il successivo film del regista greco Tipi di gentilezzae naturalmente nel film fenomeno del 2024 La sostanza.
Nel film Tesoro, non farlo (2025) poi, in cui è diretta da Ethan Coen, Qualley canta alcuni brani electro-pop della colonna sonora di cui ha successivamente realizzato i videoclip acquisendo lo pseudonimo di Pizzo Manhattan.
In sostanza, nell’ultimo decennio, è diventata una delle interpreti più richieste del settore proprio perché resiste a una facile categorizzazione. Sia che interpreta personaggi tormentati, figure oniriche o donne emotivamente complesse, Qualley trasmette un’originalità che spesso eleva il materiale che le viene affidato.
Ricchi… da morire: una commedia dark di grosso calibro

Mettere insieme questi due attori è per raccontare la storia di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia è stata una delle migliori decisioni per dare il via al progetto. Glen Powell e Margaret Qualley creare insieme la dinamica centrale del film.
L’attore incarnato Becket Redfellowun outsider cresciuto lontano dalla sua famiglia d’origine, una dinastia ricchissima che lo ha rinnegato alla nascita. Determinato a reclamare ciò che ritiene suo di diritto, Becket mette in atto un piano tanto ambizioso quanto spietato. Il suo intento è quello di eliminare, uno dopo l’altro, tutti i parenti che lo separano dall’eredità miliardaria. L’incontro (e lo scontro) con Julia Steinway, interpretata dall’attrice, rimette tutto in discussione. La storia si annoda fino ad arrivare al confronto finale con il temuto capo famiglia, Whitelaw Redfellow, che ha il volto del grande Ed Harris.
Da oltre quarant’anni questo carismatico attore rappresenta una presenza unica nel cinema americano, un interprete capace di imporsi schermo con una combinazione di autorevolezza, intensità e controllo raramente eguagliata. Da Uomini veri (1983) A Apollo 13 (1995), passando per Lo spettacolo di Truman (1998), Pollock (2000), Una storia di violenza (2005) e la serie Westworld (2016), Ed Harris ha costruito una carriera fondata su personaggi che non hanno bisogno di alzare la voce per dominare una scena. Il suo sguardo severo, la postura asciutta e la capacità di suggerire una minaccia costante anche nei momenti di apparente calma lo rendono la scelta ideale per incarnare il patriarca della famiglia Redfellow, figura che sembra concentrarsi in sé il peso di un’intera dinastia.
In una storia di eredità, privilegio e del fascino del potere, gli attori attingono proprio alle qualità che li hanno resi delle star per arricchire i temperamenti dei loro personaggi. Il risultato è uno spettro di situazioni sopra le righe che il regista John Patton Ford cavalca a briglia sciolta e che, paradossalmente, non appaiono nemmeno troppo implausibili.
Qui sotto il poster del film.

