la recensione del film con Callum Turner, Elle Fanning e Pamela Anderson

Il brasiliano Karim Aïnouz ha preso I pugni in tasca e l’ha mandato a sbattere fortissimo contro il cinema di Lanthimos e Emerald Fennell. Il risultato non è dei migliori. La recensione di Potatura del rosaio di Federico Gironi.

“Scioccami, scioccami, scioccami con quel comportamento deviante”diceva sarcarstica la Gina di Renée Zellweger alla Debra di Robin Tunney In Record dell’Impero.
Era il 1995, e in questo 2026 ecco a voi Potatura del cespuglio di rose del brasiliano Karim Ainouz (cocco di diversi festival internazionali tra cui Cannes e Berlino), ovvero un libero remake di Pugni in tasca di Marco Bellocchio. Giuro, lo dicono loro). Pugni in tascaquindi, vabbè, e rifatto con un’estetica da spot pubblicitario (e infatti i protagonisti, tutti insopportabili, parlano solo di marchi di moda) e l’aggiunta di tanto sperma (e un po’ di sangue). La sceneggiatura è stata firmata dall’Efthimis Filippou storico collaboratore di Lanthimosil che è garanzia di tardivi épater les borghese a botte di perversioni, sadismi e fighetterie che al confronto Panino salato sembra girato dai boy scout.
Viene presentato come “una scandalosa satira contemporanea sull’assurdità della famiglia patriarcale tradizionale”maè un film furbetto ed estetizzante che strizza l’occhio ammiccando di continuo con provocazioni tutte di superficie invece di proporre davvero qualcosa capace di essere disturbante e di mettere alla berlina una qualunque forma di status quo (che quasi invece ne esce implicitamente confermato).

Ci sono quattro fratelli: Edward (Callum Turner), che è il narratore della storia; Jack (Jamie Bell), il maggiore, che è l’unico che un po’ si salva (a dispetto di un fetish segreto ma non segreto per il sangue mestruale), e che infatti vorrebbe uscire da quella gabbia di matti che è la sua famiglia; Roberto (Luca Gage), che è omosessuale e disperatamente innamorato di suo fratello Jack; e Anna (Riley Keough), l’unica femmina, capricciosa e volubile e gelosa come solo le peggiori e misogine rappresentazioni delle donne possono essere, e che forse vorrebbe pure lei farsi il fratello.
Sono ricchi, annoiati, vivono isolati in una villa in Spagna col padre-padrone cieco (Tracy Lettche come sempre è molto bravo) che questi figli li usa e li abusa. La mamma (Pamela Anderson) è morta, ci dicono all’inizio del film. O forse no, lo scopriremo dopo.

Jack è fidanzato con Martha (una Elle Fanning brava pure lei e piena di lentiggini – vere – che le donano tantissimo: perché non le esibisce più spesso?) e vorrebbe andare a vivere con lei ma incontra le resistenze dei fratelli e del padre. Quando Ed scopre le perversioni del padre sopportate troppo a lungo da Jack, decide di aiutare il fratello elaborando un piano per far ammazzare una vicenda tutti gli altri.
Tu che guardi il film vorresti morire molto prima di loro.
Se non fosse tutto così demenziale (non in senso buono, perché non volutamente) e tutto così kitsch (anche volutamente), ci sarebbe quasi da gridare allo scandalo: non per le finte provocazioni sullo schermo, che lasciano il tempo che trovano perfino in questo tempo di neopuritesimo spinto, ma per lo scempio del cinema (non solo quello di Bellocchio) e del nostro tempo.

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