Adam Sellouk porta il calore con ‘Dance Machine’

Adam Sellouk sta facendo il suo debutto su Insonne label con il suo ultimo singolo, “Macchina da ballo”, e il produttore di Tel Aviv non si tira indietro.

Sellouk ha tranquillamente accresciuto il suo profilo nel regno della techno melodica, con uscite su Afterlife e set al Tomorrowland e al Brooklyn Mirage al suo attivo. tuttavia, “Macchina da ballo” rivela un altro aspetto del suo suono, più cupo, profondo e primordiale.

Con una frequenza di 128 BPM, la melodia non richiede tempo per diventare fisica. Quel groove iniziale sbatte con forza, con una grancassa che sembra come se ti stesse colpendo il petto. La linea di basso si muove semplicemente in avanti, implacabile e bloccata, invece di ballare. Questa non è musica per riflettere. È funzionale, destinato ad uno scopo: farti muovere.

Ciò che Sellouk fa brillantemente qui è moderazione. La musica potrebbe facilmente scivolare nel territorio melodico; dopotutto quella è la sua zona di comfort. Tuttavia “Dance Machine” mantiene uno stile semplice, quasi industriale. Il lavoro del synth è d’acciaio e nitido, tagliando con precisione la fascia bassa. La ripetizione e il modo in cui gli elementi vanno e vengono, creando tensione senza mai lasciarla andare, hanno una qualità ipnotica.

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Le cose iniziano a cambiare allo scoccare dei due minuti. Un campione vocale filtrato scorre attraverso le percussioni, appena udibile ma creando consistenza. È evocativo, persino spettrale, piuttosto che tentare di essere ricordato o accattivante. Quasi tutto viene rimosso dalla traccia, lasciando solo la cassa e gli hi-hat, prima che tutto venga sovrapposto. Quella dinamica push-pull ti tiene bloccata, in attesa di ciò che accadrà dopo.

Adam Sellouk continua a dimostrare di non essere solo un altro produttore che segue l’onda melodica. Con’Macchina da ballo‘, sta mostrando flessibilità, diversità e volontà di esplorare altri angoli della pista da ballo. E sulla base del suo debutto su Insomniac Records, è una direzione che vale la pena tenere d’occhio.

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