
Ospite del podcast “Inside of You”, Thomas F. Wilson ha raccontato il suo vero e proprio odio-amore per il personaggio di Biff nella saga di Ritorno al Futuro: gli ha dato la gloria, ma allo stesso tempo gli ha bloccato la carriera. Un paradosso.
Ospite del podcast “Inside of You”, l’attore Thomas F.Wilson è tornato a parlare del suo rapporto di odio-amore col personaggio di Biff Tannendavvero un’icona della saga di Ritorno al futuro e del cinema degli anni Ottanta. Non è la prima volta che Wilson si trova in imbarazzo nell’ammettere che la popolarità del suo Biff è stata per lui un’arma a doppio taglioma lo si ascolta volentieri, più che altro perché è sempre molto rispettoso del fandom e di chi gli ha dato quella possibilità, mantenendo una franchezza condivisibile.
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Come molti attori che si sono incrociati nella loro carriera una parte iconica, Thomas F.Wilson è rimasto ancorato all’insopportabile bullo spaccone Biff Tannen: lui stesso sa che non ha portato sostanziali frutti quella fama, raggiunta prima con Ritorno al futuro (1985) e poi con i due seguiti uno a ridosso dell’altro, Ritorno al futuro Parte II (1989) e Ritorno al futuro Parte III (1990). Non che a 66 anni Wilson non lavori più, ma procede in sordina: al cinema l’abbiamo visto l’ultima volta in Corpi da reato (2013), ogni tanto ha piccole parti televisive, ma soprattutto si guadagna il pane come voce per i cartoni animati. Non è senza lavoro, ma di certo non è una star… come Biff! Cosa significa rimanere per sempre Tannen? “È complicato. Per un po’ è stata la cosa più grandiosa che potesse capitarmi come attore. Sul lungo periodo, è stata la cosa peggiore che potesse capitarmi come attore.” La totale identificazione con Biff per il pubblico ha finito per soffrire anche chi avrebbe dovuto dargli più possibilità attorialial punto che Wilson ironizza su uno scenario distopico: “Per molto tempo, il mio piccolo commento sarcastico è stato: eh, magari Eric Stoltz fosse stato Martymagari il film veniva meno bene e avrei avuto una carriera! Questo lo dicevo quando cercavo di liberarmi di quell’eredità. Ora gli anni sono passati, devi accettare le cose. È stato grandioso? È stato il peggio? No, è stata sola una roba gigantesca.”
Wilson spiega che per un quarto di secolo ha cercato di assecondare sempre i fan che lo incrociavano, chiedendogli di chiamarli “Pidocchio!“(“Testa di culo” in originale), di bussare sulle loro capocce, di “dare spintoni al loro nipotino”. Da una decina d’anni, com’è fisiologico, accade un po’ meno, non solo per l’età che rende il riconoscimento meno immediato: “Ora a volte passo inosservato. Perché molti ragazzini e ragazzine non hanno visto il film, molti giovani non lo conoscono, e va bene così. Dopotutto, ormai parliamo di un film di tanto, tanto tempo fa.” Non è ingratitudine, ovviamente vuole bene ai fan, però adesso gli piacerebbe che gli chiedessero soltanto “una bella foto insieme, dove soltanto ci guardiamo e sorridiamo“, parlando come persone, senza pretendere che obbedisca a comandi. “Diventi il premio di una caccia al tesoro: firmami questo, dimmi questo, registrami questo, ti riprendo che fai così”.

