Fare una classifica di fine anno significa sempre prendere posizione. Non solo su cosa ci è piaciuto di più, ma anche su come guardiamo il cinema e la serialità oggi, in un momento in cui l’offerta è sterminata e i confini tra sala, streaming e televisione sono sempre più porosi. Per questo la nostra selezione dei migliori titoli del 2025 non segue un’unica gerarchia assoluta, ma si articola in quattro sezioni distinte, pensate per restituire la complessità dell’anno appena trascorso.
Si parte con i 10 migliori film usciti al cinema, dove il grande schermo continua a essere il luogo privilegiato per il cinema d’autore, politico e spettacolare. A seguire, i 10 migliori film distribuiti in streaming, che dimostrano come le piattaforme non siano più solo sinonimo di consumo rapido, ma anche di sperimentazione e visioni forti. La terza sezione è dedicata alle 10 migliori serie nuove, tra rivelazioni inattese e progetti ambiziosi capaci di parlare al pubblico più ampio senza rinunciare a scelte radicali. Chiude infine la lista una selezione delle 10 migliori serie di ritorno, stagioni che hanno confermato – o rilanciato – universi narrativi già amati, dimostrando che la serialità può ancora evolversi senza esaurirsi.
Non è una classifica “definitiva”, né pretende di esserlo. È, piuttosto, una mappa critica di ciò che, secondo la redazione di Best Movie, ha saputo raccontare meglio il nostro presente nel 2025, tra urgenze politiche, bisogno di evasione e puro piacere del racconto.
Puoi tirare fuori il cinema dalla politica, ma non potrai mai tirare fuori la politica dal cinema. A ondate regolari tornano i film politici: possono riposare per qualche anno, ma poi, quando qualcosa cambia nel mondo, quando c’è un passaggio da un’epoca all’altra, i film che cercano di raccontare i propri anni facendo anche espliciti riferimenti politici tornano a essere i migliori dell’annata. E così cinque dei dieci film che abbiamo considerato i migliori di tutto il 2025 affrontano questioni politiche dei nostri anni attraverso la finzione, in certi casi ridendone anche.
Va detto subito che non è la stessa cosa che si riscontra se si guardano i film di maggiore incasso. La top ten degli incassi italiani è all’insegna dell’escapismo puro. E nemmeno questo è strano, anzi. Sia il fatto che gli autori più interessanti si dedichino a qualcosa di dichiaratamente politico, sia il fatto che invece il pubblico vada in cerca dell’intrattenimento puro con film d’azione, film fantasiosi e fantastici ambientati altrove, sono due tendenze figlie della medesima situazione.
1. Una battaglia dopo l’altra


Accade così che il film più bello della stagione, per ovazione, sia Una battaglia dopo l’altra, il primo film di Paul Thomas Anderson ambientato nel presente dai tempi di Ubriaco d’amore, il primo con Leonardo DiCaprio e tutto centrato su un ex attivista militante, un bombarolo, ora padre sempre fatto d’erba, che scopre di condividere la figlia con la sua nemesi, un militare. Ci sono gli ideali, c’è la pigrizia, la perdita di voglia di combattere e un rapporto eccezionale con le nuove generazioni. Un film da riguardare per gli anni a venire, trovando sempre qualcosa di diverso e al tempo stesso un film pienamente dei nostri anni.
2. La voce di Hind Rajab


Come lo è La voce di Hind Rajab, il film presentato a Venezia che mescola in modi mai visti prima finzione e realtà, usando la vera voce registrata di una bambina intrappolata in un’automobile nella Striscia di Gaza, insieme alla famiglia uccisa dall’esercito israeliano, e facendola recitare con attori che interpretano i lavoratori della Mezzaluna Rossa che hanno provato a soccorrerla. Un misto di realtà e finzione su un tema potentissimo, preso da un conflitto ancora in corso, che ha creato una bomba emotiva come poche volte è accaduto.
3. Springsteen – Liberami dal nulla


E infine lo struggente rapporto padre-figlio affrontato nel biopic sul periodo più sofferto nella vita di Bruce Springsteen in Liberami dal nulla. Scott Cooper sceglie di non fare un biopic “a tappe”: concentra tutto sul 1982 e sulla nascita di Nebraska, quando, pur già famosissimo, Springsteen vive ancora ad Asbury Park e attraversa una depressione riconosciuta in terapia. Un film spigoloso e senza agiografie, che parla apertamente di salute mentale e di un’America operaia che Cooper conosce e filma con raro pudore.
4. After the Hunt: Dopo la caccia


C’è poi il film molto polemico di Luca Guadagnino sulle denunce per molestie sessuali ambientato nelle università americane, con un inizio che ricorda proprio Woody Allen e un dipinto per nulla conciliante delle nuove generazioni, sostenuto da una tesi di fondo di quelle che fanno discutere. Come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione, è un kammerspiel da “tutti contro tutti” in cui il conflitto tra Gen Z, millennial e boomer diventa una guerra di parole e di potere, elegantissima e velenosa, accompagnata dalla colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross.
5. Bugonia


Ancora diversa è la lotta di classe condita di fantascienza di Bugonia in cui Lanthimos trasforma un rapimento “complottista” in una satira a caselle piene sul presente: disinformazione, odio sociale e paranoia diventano un episodio di Black Mirror in chiave arthouse, lussuoso e apocalittico, con Emma Stone e Jesse Plemons a cannibalizzarsi a vicenda.
6. I peccatori


Così come il razzismo vampiresco de I Peccatori, campione d’incassi a sorpresa dell’annata. E con un finale volutamente aperto, che ha già alimentato ipotesi di espansione dell’universo: Coogler stesso ha lasciato intendere che la storia potrebbe continuare, magari persino fuori dal cinema, esplorando origini e linee narrative parallele.
7. Il maestro


Ma anche il Raul Gatti di Pierfrancesco Favino, istruttore di tennis e viveur ne Il maestro, è irresistibile. Un mentore imperfetto e ferito, che trasforma il viaggio lungo la costa con un tredicenne pieno di aspettative in un romanzo di formazione tra leggerezza da commedia all’italiana e malinconie più profonde.
8. Mission Impossible – The Final Reckoning


Allo stesso modo è impossibile restare indifferenti davanti a Tom Cruise che sale, scende e cammina su un biplano in volo per il nostro divertimento nell’ultimo, chissà se davvero, Mission: Impossible. È l’action portato al suo punto “religioso”: la saga lega tutto a Ethan Hunt e alla sua missione personale, e Cruise fa della performance fisica una dichiarazione di poetica contro l’assuefazione del digitale.
9. Ballerina

Ana de Armas as Eve in Ballerina. Photo Credit: Courtesy of Lionsgate
Certo, poi non abbiamo un cuore di ghiaccio e non possiamo non impazzire di fronte ad Ana de Armas che fa a palle di neve con le granate e si sfida a lanciafiamme in Ballerina. È lo “slapstick letale” del cinema d’azione contemporaneo: coreografie pulitissime, gusto da videogame e un corpo d’attrice al centro, fino a farne una possibile nuova regina dell’action.
10. The Last Showgirl


Così come la disillusa e nostalgica spogliarellista interpretata da un’inedita Pamela Anderson in The Last Showgirl. Gia Coppola le costruisce addosso un malinconico racconto di fine corsa a Las Vegas: quando lo spettacolo chiude, resta una donna costretta a reinventarsi e a ricucire un rapporto con la figlia, con Jamie Lee Curtis e Dave Bautista a farle da controcanto.
1. A House of Dynamite (Netflix)


A otto anni da Detroit, il ritorno di Kathryn Bigelow al cinema è un thriller potente, una nuova tappa della sua filmografia bellica in cui la guerra “scompare” dentro gli schermi digitali e nei volti terrorizzati di chi dovrebbe governare il caos e invece si scopre incapace e impotente. Dal concorso della Mostra di Venezia se n’è andato, un po’ ingiustamente, senza premi, ma resta uno dei nostri film dell’anno.
2. The Lost Bus (Apple TV)


The Lost Bus segna il ritorno al lungometraggio di Paul Greengrass, che della ricostruzione precisa e in stile documentaristico di eventi reali ha fatto una vera poetica, da Bloody Sunday a United 93 fino a 22 luglio. Qui riporta al cinema Matthew McConaughey e si inoltra nei devastanti incendi californiani di qualche anno fa, per raccontare la storia vera di un eroico autista di autobus che salva una scolaresca.
3. The Assessment – La valutazione (Prime Video)


The Assessment, noto anche come La valutazione, è il debutto cinematografico della francese Fleur Fortuné, già metà del duo di registi videomusicali Fleur & Manu. Il film mescola distopia e gioco al massacro familiare e vede protagonisti Alicia Vikander, Elizabeth Olsen e Himesh Patel. In un futuro segnato da un rigido controllo delle nascite, una coppia affronta una dura valutazione per ottenere il permesso di avere un figlio.
4. Hedda (Prime Video)


Hedda arriva dopo il percorso di Nia DaCosta tra il dramma Little Woods, l’horror Candyman e il cinecomic The Marvels. La regista realizza qui il sogno di portare al cinema il capolavoro teatrale di Ibsen Hedda Gabler, affidandolo a una straordinaria Tessa Thompson. Riambientato nel corso di una sola notte nell’Inghilterra del Dopoguerra, il film è un’inventiva discesa agli inferi di una donna inclassificabile, dal finale volutamente ambiguo.
5. Mountainhead (Apple TV)


Mountainhead prosegue la spietata satira dei super-ricchi firmata da Jesse Armstrong, autore di Succession. In questo film alza ulteriormente il volume dell’ironia, affidando a Steve Carell, Jason Schwartzman, Cory Michael Smith e Ramy Youssef i ruoli di quattro miliardari del tech che, dal loro rifugio montano, osservano il mondo bruciare.
6. Buonanotte a Teheran (IWonderfull)


Buonanotte a Teheran è stato finalmente distribuito quest’anno sulla piattaforma di I Wonder Pictures. Vincitore del Pardo d’oro a Locarno 2023, il film del regista iraniano dissidente Ali Ahmadzadeh è un viaggio notturno e allucinato per le strade della capitale iraniana, immerso in un sottobosco popolato da anime dolenti.
7. Train Dreams (Netflix)


Train Dreams è il nuovo film di Clint Bentley, che dopo la candidatura all’Oscar 2024 per la miglior sceneggiatura di Sing Sing scrive e dirige l’adattamento del romanzo di Denis Johnson. Ambientato agli inizi del Novecento, segue Joel Edgerton nella dolorosa ricerca del Sogno americano, in un panorama segnato da violenza e sopraffazione.
8. Nightbitch (Disney+)


Nightbitch vede Amy Adams offrire una prova superlativa, mettendo in scena la progressiva alienazione bestiale di una madre lasciata sola a occuparsi del figlio di due anni, costretta a rinunciare a ogni altra sfaccettatura della propria identità. Il film è diretto da Marielle Heller e tratto dal discusso romanzo autobiografico di Rachel Yoder.
9. Predator: Killer of Killers (Disney+)


Predator: Killer of Killers conferma Dan Trachtenberg come il vero “salvatore” del franchise. Dopo la riuscita rivisitazione di Prey e parallelamente all’uscita cinematografica di Predator: Badlands, il regista supervisiona questo film d’animazione collettivo che trascina lo spettatore in un viaggio nello spazio e nel tempo.
10. I ragazzi della Nickel (Prime Video)


I ragazzi della Nickel nasce dal romanzo vincitore del Premio Pulitzer di Colson Whitehead, già autore de La ferrovia sotterranea. La trasposizione è affidata al documentarista RaMell Ross, al suo primo lungometraggio di finzione. Ambientato negli anni Sessanta, il film racconta l’amicizia tra due ragazzi afroamericani in un riformatorio, scegliendo un uso radicale della soggettiva che rende l’esperienza ancora più immersiva.
Negli ultimi tempi serpeggia l’insidiosa idea che la qualità dell’intrattenimento audiovisivo sia in decadenza: Hollywood è in crisi, l’AI avanza, l’algoritmo domina, e via discorrendo. Ma il punto, crediamo, è che nella marea sempre montante di contenuto sia difficile orientarsi, e si rischi di ignorare quel che merita davvero. Perché, se ci mettiamo a elencare quel che più ci è piaciuto tra i film e le serie del 2025, scopriamo che è stato un anno fertile e denso di titoli che, pur parlando al mainstream, non hanno rinunciato a scelte massimaliste. Dall’impostazione narrativa di Dieci Capodanni all’abbondare di pianisequenza televisivi in The Studio e Adolescence, dalle scommesse politiche di A House of Dynamite, Andor, M – Il figlio del secolo alle vertigini estetiche di Scissione, Hedda, The Assessment e Train Dreams. Senza dimenticare che il grande intrattenimento può anche essere classico, come dimostrano Slow Horses, Paradise e A Thousand Blows. Ce n’è abbastanza per varcare l’anno nuovo con grandi aspettative.
1. Dieci capodanni (RaiPlay)


Dieci Capodanni, diretta dal cineasta spagnolo Rodrigo Sorogoyen, autore tra gli altri di As bestas – La terra della discordia, è la vera sorpresa di quest’annata seriale. Ricorda il film italiano Dieci inverni o l’inglese One Day: una storia d’amore che comincia in una notte di San Silvestro e poi continua, un Capodanno dopo l’altro, svelando la crescita dei personaggi e del loro rapporto lungo un intero decennio. Come tutte le migliori love story, riesce a trovare l’universale dentro l’irripetibile specificità.
2. The Studio (Apple TV)


The Studio, la meta-comedy di Seth Rogen e Evan Goldberg, ha fatto registrare un record di Emmy. Ispirata a I protagonisti di Altman, è ambientata dietro le quinte della Hollywood contemporanea, affollata di camei celebri e amplificata, sia nell’ansia sia nelle gag slapstick, dall’uso iperbolico del pianosequenza. Per addetti ai lavori e cinefili, ogni episodio è una miniera di citazioni rivelatrici dello stato tragicomico della fabbrica dei sogni.
3. Adolescence (Netflix)


Adolescence è il caso seriale dell’anno, un successo di ascolti e di premi capace anche di suscitare dibattiti necessari su temi di stretta attualità. Violenza di genere, bullismo e fallimento delle istituzioni scolastiche, familiari e sociali sono i macrotemi attraversati da questa miniserie inglese, che fa ancora una volta un uso funambolico del pianosequenza, obbligando lo spettatore a non distogliere lo sguardo dalle domande più scomode e dalle performance strepitose degli attori.
4. A Thousand Blows (Disney+)


A Thousand Blows riporta al centro proprio gli interpreti: Stephen Graham ed Erin Doherty, quasi in parallelo alla prova iperrealistica di Adolescence, sono protagonisti anche di questo show dell’autore di Peaky Blinders, di tutt’altro tenore. Nel fumo della Londra vittoriana, orchestrano furti e combattimenti di boxe clandestina.
5. Étoile (Prime Video)


Étoile segna il ritorno di Amy Sherman-Palladino dopo The Marvelous Mrs. Maisel ed è un esperimento sfacciatamente di nicchia. Ambientato nel mondo della danza e girato tra Parigi e Londra, con Charlotte Gainsbourg, Luke Kirby, Lou de Laâge e veri ballerini, mantiene i consueti dialoghi supersonici dell’autrice. Non è una serie per tutti, ma per qualcuno rappresenta una vera festa.
6. Mobland (Paramount+)


Mobland vede Tom Hardy protagonista ritrovare Guy Ritchie alla regia di un crime drama seriale che esplora la quotidianità insanguinata di un fixer della mala. Hardy è in grande forma, ma a gigioneggiare accanto a lui ci sono due pesi massimi britannici: l’ex James Bond Pierce Brosnan e l’ex Regina Helen Mirren.
7. M – Il figlio del secolo (NOW)


M – Il figlio del secolo è la scommessa più scivolosa di Sky e, nonostante le polemiche, può dirsi vinta. La serie sull’ascesa di Benito Mussolini, tratta dai bestseller di Antonio Scurati, funziona grazie a un incredibile Luca Marinelli, alla regia inventiva di Joe Wright e a una scrittura che non ha paura di sfidare lo spettatore.
8. Paradise (Disney+)


Paradise comincia come un giallo classico, con una domanda secca – chi ha ucciso il presidente degli Stati Uniti? – ma alla fine del primo episodio vira verso la fantascienza post-apocalittica. Il presunto paradiso del titolo è in realtà un bunker sotterraneo in cui si sono rifugiati i privilegiati sopravvissuti a una catastrofe globale, un idillio solo apparente dietro cui si nascondono inquietanti misteri.
9. The Pitt (Disney+)


The Pitt ha trionfato un po’ a sorpresa agli Emmy, riportando insieme autori e star del seminale E.R. Noah Wyle interpreta il primario di un pronto soccorso costantemente in affanno, durante un massacrante turno raccontato in tempo reale, nel quale deflagrano traiettorie personali e questioni più che mai attuali.
10. American Primeval (Netflix)


American Primeval segna il ritorno allo western dello sceneggiatore di Revenant – Redivivo. La Frontiera viene spogliata di ogni romanticismo e immersa nel sangue e nel fango di una lotta di conquista brutale, che vede contrapporsi tre forze: i mormoni, le tribù native e l’esercito degli Stati Uniti.
1. Andor S2 (Disney+)


La parabola rivoluzionaria di Cassian Andor si ricompone con una perfetta chiusura del cerchio agli eventi di Rogue One, spalancando la mitologia di Star Wars a una narrazione adulta, stratificata, entusiasmante. E politica.
2. Scissione S2 (Apple TV)


La premessa alla Black Mirror si dirama in un labirinto di misteri, dentro e fuori le sinistre Lumon Industries. Un rompicapo distopico appassionante (ed esteticamente appagante), pieno di prove d’attore eccezionali.
3. The Bear S4 (Disney+)


Potremmo chiamarla “la stagione della maturità”: quella in cui Carmy cerca di crescere, e la serie, con lui, abbandona un po’ la frenesia sperimentale per dedicarsi all’affresco corale di una famiglia infelice (ma anche felice) a modo suo.
4. MO S2 (Netflix)


La dramedy di Mo Amer, con la sua vicenda personalissima di un rifugiato palestinese in attesa del riconoscimento d’asilo in Usa, è il modo migliore per fotografare l’America di oggi, e un Sogno che è ormai definitivamente in pezzi.
5. Black Mirror S7 (Netflix)


Non si ferma la serie di Charlie Brooker: il suo formato antologico per episodio si presta a continue ripartenze, e quest’ultima stagione è in molti casi tornata a livelli qualitativi vicini a quelli dei prodigiosi esordi.
6. Slow Horses S5 (Apple TV)


Ormai la spy series britannica con Gary Oldman è una garanzia: la nuova annata è un altro mistero solido e coinvolgente che si dipana tra le strade di Londra alternando precisione di scrittura e irresistibile ironia.
7. Daredevil: Rinascita (Disney+)


Una delle più apprezzate serie supereroiche dell’era streaming “resuscita” trasferendosi da Netflix a Disney+: il supereroe cieco interpretato da Charlie Cox torna a scontrarsi con il temibile Wilson Fisk di Vincent D’Onofrio.
8. Platonic S2 (Apple TV)


Smessi i panni del dirigente hollywoodiano di The Studio, Seth Rogen re-indossa gli outfit discutibili del quarantenne californiano Will e si lancia in immature (ed esilaranti) scorribande con l’amica di sempre Sylvia, interpretata da Rose Byrne.
9. Barry S3-4 (NOW)


Le ultime due stagioni di uno degli esperimenti HBO più apprezzati oltreoceano negli ultimi anni sono finalmente arrivate sui nostri lidi, più che degna conclusione della storia di Barry, killer prezzolato che sogna di fare l’attore.
10. South Park S28 (Paramount+)


Mai dare per finiti Trey Parker e Matt Stone, né decretare la dipartita della longeva serie animata sugli irriverenti ragazzini bidimensionali: con quest’ultima annata sono tornati a graffiare, soprattutto il fragile ego del presidente Trump.
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