Questo classico film di Natale che tutti amiamo è invecchiato malissimo… per colpa di un dettaglio

Ci sono film di Natale che tornano puntuali ogni anno, accompagnando l’arrivo delle Feste come una tradizione rassicurante. Titoli che conosciamo a memoria, che rivediamo anche solo lasciandoli scorrere in sottofondo mentre prepariamo l’albero o incartiamo regali. Eppure, a distanza di anni, capita sempre più spesso che alcuni di questi classici vengono guardati con occhi diversi, più attenti e meno indulgenti. È il caso di Elf – Un elfo di nome Buddyfilm di Natale del 2003 che ha conquistato pubblico e incassi, ma che oggi solleva più di una perplessità per un dettaglio ben preciso della sua storia.

Elfoil cult di Natale del nuovo millennio

Diretto da Jon Favreau e interpretato da un Will Ferrell nel pieno della sua fase comica più iconica, Elfo è diventato rapidamente uno dei film di Natale più amati del nuovo millennio. Uscito nelle vendite nel 2003, ha incassato 173,3 milioni di dollari negli Stati Uniti, superando i 220 milioni a livello globale a fronte di un budget relativamente contenuto di 33 milioni. Numeri che raccontano un successo pieno, rafforzato nel tempo da repliche televisive, passaggi sulle piattaforme streaming e da un affetto del pubblico che non sembra mai avere davvero affievolito.

La storia è ormai ben nota: Buddy è un neonato umano che, per errore, viene cresciuto al Polo Nord dagli elfi di Babbo Natale. Una volta adulto, scoperta la verità sulle proprie origini, parte per New York alla ricerca del padre biologico, portando con sé una visione ingenua, pura e infantile del mondo. Un’idea che, sulla carta, sembrerebbe destinata a scivolare facilmente nel ridicolo, ma che Favreau riesce a equilibrare grazie a un tono fiabesco ea una comicità fisica che sfrutta perfettamente le caratteristiche di Ferrell.

Perché Elf funziona… quasi sempre

Gran parte del fascino di Elfo risiede proprio nel contrasto tra l’ingegno assoluto del protagonista e il cinismo della grande città. Buddy affronta New York come se fosse un gigantesco parco giochi, trasformando situazioni quotidiane in gag memorabili. Il film riesce ad essere volutamente sopra le righe senza risultare insopportabile, mantenendo un cuore sincero che lo rende perfettamente in linea con lo spirito natalizio. Jon Favreau bilancia con attenzione i momento più “rabbrividire”evitando che la caricatura diventi mai totalmente respingente. Tuttavia, rivedendo oggi Elfoemerge una trama che appare decisamente meno innocua di quanto sembrasse all’epoca, e che rischia di incrinare il ricordo affettuoso che molti spettatori conservano del film – un discorso simile a quello che ciclicamente riemerge anche per un altro culto del periodo come Una poltrona per due.

Il punto più problematico riguarda la relazione tra Buddy e Jovieinterpretata da Zooey Deschanel. Nelle intenzioni del film, si tratta di una classica storia d’amore natalizia: lui è puro, generoso e incapace di malizia, lei è disillusa, distante dallo spirito delle Feste, ma destinata a riscoprirlo grazie all’incontro con Buddy. Una dinamica familiare, che segue fedelmente gli schemi del genere.

Alcune scene, però, viste con la sensibilità di oggi risultano quantomeno disturbanti. In particolare, il momento in cui Buddy si apposta nel bagno mentre Jovie sta facendo la doccia viene trattato come una gag innocente, giustificata dal fatto che il protagonista non ha mai realmente superato una fase infantile. All’epoca, questo elemento è stato ricevuto senza troppe domande; oggi, invece, appare come una normalizzazione di comportamenti che difficilmente verrebbero raccontati allo stesso modo in una commedia mainstream. Il problema non è tanto l’intenzione del film, quanto il modo in cui chiede allo spettatore di giustificare tutto in nome della “purezza” del protagonista. Un’idea che, rivista ora, rischia di suonare come una scorciatoia narrativa poco convincente.

Jovie e la scelta finale: romanticismo o fuga?

A rendere ancora più discutibile questa dinamica contribuisce il finale legato al personaggio di Jovie. La sua decisione di abbandonare la vita tra gli umani per seguire Buddy e diventare a tutti gli effetti una “elfa” al Polo Nord incarna perfettamente il messaggio dei film di Natale: lasciare alle spalle il cinismo per abbracciare la magia e l’amore. Eppure, osservata da un’altra prospettiva, questa scelta solleva più di un dubbio. Jovie rinuncia a tutto ciò che conosce senza che il film si soffermi davvero sulle conseguenze di una decisione così radicale, rafforzando l’idea di una storia d’amore costruita più su un ideale fiabesco che su un reale equilibrio tra i due personaggi.

Elf – Un elfo di nome Buddy resta un film fondamentale del cinema natalizio moderno, capace di regalare momenti indimenticabili e di mantenere intatto, per molti, il suo valore affettivo. però anche uno di quei titoli che dimostrano come il tempo possa cambiare il modo in cui leggiamo certe storie e certi comportamenti. Forse non è un film da accantonare, ma sicuramente uno da rivedere con maggiore consapevolezza, accettando che anche i classici più amati possano invecchiare male per un dettaglio che, oggi, non passa più inosservato.

Leggi anche: Natale da nerd: le migliori idee regalo 2025 per appassionati di cinema, serie tv e anime

© RIPRODUZIONE RISERVATA

spot_img

More from this stream

Recomended