questo thriller psicologico del 2013 è del tutto impossibile da prevedere

Quale cinefilo non ama un thriller capace di spiazzare davvero? Ormai, i film migliori di questo genere non si limitano a tirare fuori dal cappello un colpo di scena finale, ma lavorano abilmente sulla costruzione della tensione, cercando di cambiare le regole del gioco e costringendo lo spettatore a rimettere in discussione ogni certezza. Tra i titoli più imprevedibili degli ultimi anni c’è sicuramente un bizzarro lungometraggio olandese del 2013un thriller psicologico molto apprezzato dalla critica (è stato anche selezionato come film in concorso al Festival di Cannes), ma probabilmente non altrettanto conosciuto dal grande pubblico.

Si tratta di Borgmann di Alex van Warmerdamun film surreale e disturbante che figura tra i più imprevedibili del suo genere. La storia ha inizio con un uomo misterioso che dice di chiamarsi Camiel Borgmann e che vive letteralmente nascosto sottoterra come un animale braccato. Stanato da un sacerdote armato, l’enigmatico vagabondo si presenta alla porta di una normale famiglia borghesecomposta da Richard, Marina e dai loro tre figli. Mossa a compassione, Marina decide di farlo restare all’insaputa del marito: non passa molto tempo prima che l’uomo inizi a infiltrarsi nella vita della famigliaquasi come se avesse lanciato su di loro un incantesimo. Quello che sembrava un gesto di carità si trasforma quindi in una lenta e inquietante invasione silenziosa.

A fronte di tematiche piuttosto standard, che ruotano attorno alla critica sociale, all’illusione del controllo e della perfezione della classica famiglia borghese e al male che penetra di nascosto nel quotidiano, Borgmann riesce a stupire soprattutto per la capacità di interrogare lo spettatore e di sovvertire continuamente le aspettative. La particolarità di questo thriller, infatti, è quella di rimanere volutamente oscuro fino all’ultimo secondo: le regole dell’universo narrativo non vengono mai esplicitate, i personaggi non reagiscono come ci si aspetterebbe in una vicenda a tinte horror, né si chiarisce mai se ciò che avviene sullo schermo sia reale oppure onirico/simbolico.

Per di più, l’opera non segue il classico andamento di un film appartenente a questo genere: la tensione è costante, non giunge mai a un vero e proprio climax, e anzi allo spettatore non viene fornita una vera e propria spiegazione di quanto accaduto. In altre parole, il film rifiuta di “prendere per mano” chi guarda e di regalargli soluzioni: piuttosto, apre nuove domande irrisolte, lasciando lo spettatore senza alcun senso di rassicurazione o risoluzione.

Inutile dire che questa struttura disorientante abbia fatto storcere il naso a diverse persone. In effetti, il pubblico sembra dividersi tra chi ha trovato originale e coinvolgente questo esperimento e chi invece ne è uscito così confuso da averlo bollato subito come “vuoto” e “incomprensibile”. A voi il verdetto: in ogni caso, si tratta di un titolo che ricorderete a lungo, non tanto per le tematiche trattate, ma per il modo in cui vi resterà addossocon un mix di inquietudine e perdita di equilibrio.

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