Esistono molti modi per avvicinarsi al Lago di Como, ma pochi ne catturano lo spirito in modo più diretto di a Giro in barca sul Lago di Como. Visto dall’acqua, il litorale si presenta diversamente. Ville e giardini, spesso fotografati da lontano, rivelano angoli più nascosti, un balcone ricoperto di edera, una scalinata che scompare nel lago, il pontile di un pescatore ancora in uso. L’acqua funge sia da specchio che da percorso, trasportando i visitatori in angoli dove raramente arrivano i soliti itinerari.
I viaggiatori spesso pensano al Lago di Como come a una serie di cartoline: le eleganti piazze di Bellagio, i prati ben curati di Villa Carlotta, gli archi cinematografici di Villa Balbianello. Questi sono, ovviamente, parte integrante della storia. Ma parte del fascino del lago risiede nei suoi capitoli nascosti, gli spazi in mezzo dove la vita quotidiana incontra la tranquilla eccentricità. Scivola oltre i tratti settentrionali e noterai le cappelle incastonate nelle scogliere, i cui affreschi stanno sbiadindo ma sono ancora visibili. Avvicinarsi al porticciolo di Nesso e l’antico ponte in pietra incornicia una cascata che precipita nel bacino, un dettaglio che sfugge a chi rimane a terra.
L’idea della scoperta insolita è centrale qui. Como attrae da tempo i viaggiatori, ma le esperienze più memorabili spesso arrivano quando l’itinerario si allontana dalle aspettative. Le barche stesse riecheggiano questa dualità. Alcuni sono vasi eleganti e raffinati progettati per fughe di lusso; altri sono imbarcazioni in legno che ricordano un modo più lento e tattile di muoversi sull’acqua. Entrambi portano un senso di intimità: il lago è ampio ma mai opprimente, e la sua geografia fa sì che ogni viaggio sembri privato, come se lo scenario appartenesse solo a te.
Il ritmo della costa aumenta il senso di esplorazione. In un attimo si attraversano tratti di fitto bosco dove l’acqua lambisce muri di pietra; subito dopo appare una piccola trattoria, nascosta dietro un canneto, con la terrazza gremita di gente del posto. I pescatori riparano ancora le reti nei villaggi dove il turismo non ha cancellato la tradizione. Sopra di loro, giardini terrazzati producono limoni e olive, i cui profumi vengono trasportati fino all’acqua dal vento. Tali dettagli ricordano che il Lago di Como non è solo un’icona di glamour, ma anche un paesaggio lavorativo sostenuto dall’artigianato e dalla comunità.

Muoversi attraverso il lago significa spostarsi tra le scale. In lontananza, le montagne si innalzano con grandiosità teatrale; da vicino, i gesti più piccoli contano, il rintocco dei remi, il suono delle campane delle chiese trasportate sull’acqua, lo scorcio della biancheria stesa sui balconi in vicoli dimenticati. È questo contrasto che conferisce al lago la sua struttura insolita. Le immagini familiari delle cartoline rimangono vere, ma accanto ad esse ci sono storie meno provate, più intime, spesso più gratificanti.
Per chi cerca il meno ordinario, la barca diventa un obiettivo editoriale. Inquadra il lago non come un palcoscenico per lo spettacolo, ma come un collage di realtà vissute. Una famiglia locale in attesa del traghetto a Varenna, un giardino appartato aperto solo in primavera, un pontile dove il tempo sembra essersi fermato. Ogni incontro aggiunge uno strato, espandendo l’immagine di Lago di Como oltre la sua reputazione superficiale.
Il Lago di Como resiste alla semplificazione. È allo stesso tempo cinematografico e discreto, internazionale e provinciale, meticolosamente curato e silenziosamente autentico. L’insolito sta in questa tensione, nella scoperta che grandezza e intimità possono coesistere in modo così naturale. Sull’acqua il confine tra lo straordinario e il quotidiano si sfuma, ed è proprio in quello spazio che emerge il vero carattere del lago.
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