Joe Carnahan firma un poliziesco vecchio stile, ruvido e carpenteriano, ben congegnato e ben recitato. Roba che sta almeno un grado sopra la media di quel che si trova normalmente in streaming. La recensione di The Rip – Soldi Sporchi di Federico Gironi.
Siamo a Miami, si parla di poliziotti, ci sono Matt Damon e Ben Affleck che interpretano (ovviamente) una coppia di amici all’interno dello stesso team della Narcotici: ma Lo strappo è quanto di più lontano dalla serie di Cattivi ragazzi si possa pensare. La commedia sta a zero, l’ipercinetismo è sostituito da una situazione di stallo e di assedio quasi carpenteriana (anche se quando l’azione arriva, arriva fatta bene).
Si parte con una poliziotta che viene brutalmente uccisa da due tizi mascherati: era a capo del team di cui fanno parte i protagonisti. Damone prende il suo posto, Affleck era il suo amante (“il segreto peggio custodito di sempre”), c’è un’indagine dei federali per capire che è successo e se qualcuno di vicino a lei è coinvolto in questa brutta storia.
Poi a Damone arriva un messaggio, e chiama tutti a raccolta: si deve andare in un sobborgo, una soffiata dice che in una casa ci sono soldi dei narcotrafficanti da sequestrare. Il “rip” del titolo, appunto. Fatto sta che la casa è isolata, nel quartiere pare non vivere nessuno (i cartelli della droga che si comprano strade intere: mica leggende metropolitane) che i soldi che nasconde sono una montagna, tanti da lontano girare la testa. Fatto sta che Damon fa scelte operative strane, e che qualcuno chiama al telefono in quella casa e dice, in buona sostanza: “andate via da lì prima che iniziamo a crivellarvi di pallottole”.

Non è che ci sia granché di originale, in questo thriller poliziesco firmato da un espertone come Joe Carnahanche qualche zozzeria in carriera l’ha fatta, ma ha puro fatto quel Narcotraffico che, all’inizio del millennio, ci aveva fatto innamorare un po’ a tutti, e pure qualche altro film ruvido e piacevole. Gli ingredienti sono un po’ quelli suoi, e di tutto un genere: ambiguità, poliziotti forse corrotti o forse no, segreti che devono emergere.
Ecco Damone ei suoi (oltre a Affleck nella sua squadra ci sono Teyana Taylor, Catalina Sandino Moreno e Steven Yeun) sono alle prese con più di 20 milioni in contanticon la tentazione di portarsi a casa un po’ di bigliettini, con il Cartello cui quei milioni appartengono, e forse pure con qualcun altro. La dinamica è notturna, tesa di una tensione che prima di tutto è interna al team (Damon è corrotto? Chi sta con chi? Chi è onesto e chi no? Che c’entra l’omicidio della prima scena con la faccenda dei soldi? Qualcuno ha avvisato la DEA? C’è un traditore?) ma che non manca di dialogare con un esterno misterioso. Carpenter, si diceva, il teorico dell’assedio, qui riproposto in minore, minorissima, ma tant’è.
Di punti interessanti a livello teorico che scorrono sottotraccia ce ne sarebbero puri: di chi ci si può fidare, il ruolo della polizia nell’America trumpiana, la crisi economica e gli stipendi insufficienti. UN Carnahanperò, tutto questo interessa poco: a lui interessano una storia, i suoi personaggi, la tensione, l’intreccio, la balistica e l’azione, Un aspetto ruvido ma curato (DOP è Juanmi Azpiroz: bravo). E tutto sommato ha ragione lui, perlomeno in questo caso.
Fatto sta che Lo strappo è quello che viene chiamato tradizionale “un solido film di genere”: un poliziesco vecchio stile, ben fatto, ben girato, ben congegnato, ben recitato. Nulla di straordinariamente memorabile, ma intrattenimento di buon livello che – sebbene arrivi direttamente su piattaforma – sta almeno un gradino, ma pure due, sopra la troppa spazzatura che si vede normalmente in streaming.

