Un salto tra gli animali, la recensione della commedia Pixar dall’autore di Siamo Solo Orsi

Daniel Chong, già showrunner di Siamo Solo Orsi, è regista ospite della Pixar per il film Jumpers – Un salto tra gli animali: una commedia di fantascienza che prova a conciliare umorismo scatenato e temi più profondi. La nostra recensione.

19 anni, un attivismo indomabile per difendere un angolo abbandonato di natura che la lega alla memoria di sua nonna: questa è Mabelche non riesce a raccogliere firme per impedire al sindaco Jerry Generazzo di tutto abbattere. All’improvviso, la svolta: qualcuno all’università ha messo un punto di nascosto avatar robotici con sembianze animalida controllare con un trasferimento di coscienza. È l’occasione di Mabel: sotto forma di castoropotrebbe riuscire a convincere gli animali a ripopolare la zona? Seguirà la saggezza del ri castoro Giorgio o si farà prendere la mano – pardon, la zampa?

La Pixarspecialmente sotto la guida creativa di Pete Dottoresegue un mantra: per i suoi filmare un soggetto originale si appoggia a considerazioni esistenziali e personali, riflessioni autobiografichemediandole con contributi di terzi che rendono un messaggio meno ombelicale e più universale. Nel caso specifico di un autore come Daniele Chongtuttavia, quella firma non è tanto in un trascorso da elaborare, quanto in un approccio stilistico: story artist per quindici anni tra Disney, DreamWorks, Illumination e Blue Sky, Chong ha poi dato vita a quattro stagioni (2014-2019) della serie di culto Noi Siamo Orsiincarnazione del suo senso dell’umorismo surreale. Daniel è quindi entrato in Pixar con l’idea alla base di questo Jumpers – Un salto tra gli animali: una commedia di fantascienza piena di situazioni assurde e buffi animali parlanti, nulla di più. Per sua stessa ammissione è stato proprio Docter a suggerirgli di osare alla storia gambe più solidecosì lo sceneggiatore Jesse Andrewsgià collaboratore di Enrico Casarosa per Lucaha innestato nella follia un’elaborazione del lutto e un percorso di maturità secondo Mabel.

Negli ultimi anni siamo stati molto cauti nel saltare sul vagone”La Pixar ormai non è più quella di una volta“(se non”La Pixar ce la siamo persa“), proprio perché nell’appena descritta strategia abbiamo sempre visto l’anima migliore e sincera della casa di Emeryville. E siamo sempre disposti a chiudere un occhio sull’assenza del “capolavoro”, se c’è un’identità. Per questa ragione non siamo mai stati d’accordo sulla noia esternata da molti verso opere come Avanti, Luca o Elementare. Persino Eliocon tutti i ripensamenti che ha attraversato, ha mantenuto quel cuore. Per la prima volta invece sentiamo di dover premere leggermente il pedale del freno (non proprio inchiodare) davanti a Jumpers. Superficialmente è più ricco di alcuni degli ultimi esempi citati, con registri narrativi assai diversi miscelati con una certa precisione, ma una visione terminata si ammira più la sua intelligenza che la sua passione. Il tragitto emotivo di Mabel è mutatis mutandis quello di Carlo In Su (e una citazione esplicita nelle ultime scene conferma il legame), mentre la seconda identità umoristica è una classica commedia stravagante caotica, a base di animali cartoni animati scatenati: un sottogenere ultrarodato anche dalla concorrenza, in particolar modo DreamWorks Animation. Ogni elemento dello spettacolo è insomma risaputoin una maniera o nell’altra, e se aggiungiamo che a livello coreografico il film non presenta alcun particolare ricercaarriva il momento di ammetterlo: Jumpers è un film che avrebbero potuto tranquillamente realizzare anche altri studi, altrettanto bene.

Spiacenti, però: chiamateci fanboy, ma non riusciremmo a rimproverarlo oltre, perché Jumpers rimane uno spasso… e se fosse realizzato da un altro studio probabilmente lo loderemmo senza remore. L’intelligenza di cui sopra sta nel non santificare mai troppo Mabelanche se la sua buona fede non viene messa in discussione: frustrata dall’indifferenza generale, vive la sua causa però con egoismoe improvvisa possibili soluzioni identificando un nemico univocoincurante dell’effetto domino di questo impeto (ci ricorda qualcosa a livello politico internazionale, in corso nei giorni in cui scriviamo, ma è un dolceamaro caso). E, senza fare spoiler, si deve proprio a questa attenzione narrativa una delle più grosse risate della storia pixarianaquando un’azione istintiva di Mabel la mette dalla parte del torto e la rivela meno rispettosa della natura di quanto lei stessa pensasse. La morale è un inno all’equilibrioincarnato dal simpaticissimo ri Giorgiouno che della vita ha capito tutto, proprio come la fu-nonna di Mabel, alfiere di una serenità interiore che non dà le risposte più immediate e vendicative… ma impedisce alla società e alla natura di autodistruggersi.

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