
L’anime ChaO di Yasuhiro Aoki è una commedia rosa dal sapore fantastico e visionario, chiaro omaggio a Splash – Una sirena a Manhattan, ma sul piano estetico piuttosto coraggioso ed estremo.
Immaginate un mondo contemporaneo in cui gli esseri umani convivono con le creature magiche del marecome se niente fosse. Stephan è impiegato in un cantiere navalee ha progettato un motore perfetto per non mettere a rischio l’eliche della popolazione marina. Nessuno lo calcola, almeno finché la figlia di Re Nettuno, la sirena ChaOnon decidere di sposarlo: l’uomo non può sottrarsi, anche perché il suo capo vede di buon occhio il guadagno promozionale da questa unione. Amare ChaO, che fuori dall’acqua ha una bizzarra forma di pesce bipedesarà alquanto arduo… ma non impossibile.
ChaO è uno di quei film che può dividere il pubblicoperché – Premio della Giuria ad Annecy – è sicuramente un’esperienza che pesa di più sul piano estetico che su quello narrativo. Lo sceneggiatore Hanasaki Kinoche già aveva adattato per il grande schermo I figli del maresi cimenta qui con una storia originale che guarda alla commedia classica americana come Splash – Una sirena a Manhattannaturalmente però alzando la posta in gioco dell’assurdo: siamo dopotutto nel mondo dell’animazione, per cui si può azzardare una quotidianità alternativaportando alle estreme conseguenze la considerazione di Federico Fellini sulla realtà come trappola, una prigione da cui evadere con l’immaginazione. Ora, questo sarebbe un rischio: l’elemento fiabesco della sirena può avere più forza in contrasto col mondo reale, mentre in un delirio generale dovrebbe stupire meno. Dovrebbeperché alla regia c’è Yasuhiro Aokiche ha le idee molto chiare.
Veterano animatore sin dalla fine degli anni Ottanta (da Sfera del Drago UN Passaggio Psico), Aoki solo oggi dirige un lungometraggio destinato alle sale e onora l’occasione con un’impostazione visiva e registica sul serio fuori di melone. Il vero rischio artistico è il suo, perché ChaO è deliberatamente concepito in funzione di sovraccarico estetico: ogni inquadratura è ricchissima di dettagliol’uso del colore è anarchico e non sempre segue le consuetudini dei contrasti tradizionali, mentre l’occhio è continuamente distratto da un’incoerenza onirica nel design dei personaggi. In ChaO non ci sono soltanto esseri umani e creature del mare, ma le stesse persone possono avere dimensioni diverse e grottesche: Stephan e altri sono anatomicamente plausibili, ma per esempio il suo capo è letteralmente una palla umanamentre attraversano le scene neonati troppo cresciuti, uomini e donne con teste enormi. Tutto questo diventa una costante sfida percettiva per chi guarda, potenzialmente irritante o stimolante, a seconda del modo in cui vi approcciate al cinema.
ChaO ci sfida, appunto, a trovare la delicatezza della fiaba e dell’amore in questo viaggio lisergicodove il nostro sguardo si deve abituare a scovare le emozioni ei punti di interesse: si potrebbe anche alzare le spalle davanti a una vicenda che in fondo è piuttosto prevedibile, ma mai come in questo caso conta il viaggio, perché viene incontro a un pubblico ormai abituato a una soglia d’attenzione bassissima, con una provocazione visiva all’altezza dei tempi. Il segno stesso non è quello anime più standardizzato, così come l’animazione: lo stimato Monolocale 4°C dopotutto mosse i primi passi con l’indimenticabile episodio”Carne da cannone“del capolavoro Ricordi (1995) dall’opera di Otomo. Ha un percorso da onorare, e la splendida direzione artistica a cura di Hiroshi Takiguchi (già collaboratore di Makoto Shinkai) è all’altezza della situazione.
Se in un film non si dà al racconto in sé il primato assoluto della nostra attenzione, si scopre in ChaO un film che riesce a non confondersinon solo col resto della produzione anime, ma anche del resto dei film di animazione internazionali attuali.
