Javier Bardem il magnifico incanta Cannes con El Ser Querido e parla di liste nere, mascolinità tossica, cattiva informazione

Oggi al Festival di Cannes è la giornata di Javier Bardem, straordinario protagonista del film in concorso El Ser Querido, di Rodrigo Sorogoyen. L’attore ha incontrato la stampa, parlando delle blacklist di Hollywood e dei signori dalle palle fumanti della scena politica mondiale.

Anche se non siamo nemmeno al cosiddetto giro di boa del Festival di Cannes 2026, perché manca ancora una settimana piena alla consegna della Palma d’Oro e degli altri premi della settantanovesima edizione, molti hanno già un film del cuore, anzi “il” film del cuore, e se guardandolo hanno pianto, hanno riso e si sono emozionati, c’entra poco il fatto che venga raccontata la storia di un regista che gira un film. El Ser Querido di Rodrigo Sorogoyen è infatti molto di più di un ottimo esempio di metacinema, perché parla di un lacerante rapporto padre-figlia, e più in generale di noi, e perché il protagonista Javier Bardem è immenso. L’attore, che ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile nel 2010 per Biutifulinterpreta qui Esteban Martinezcineasta premio Oscar che gira un film ambientato negli anni ’30 nel Sahara Occidentale e, sulle spiagge battute dal vento di Fuerteventura, si scontra con sua figlia Emilia, che è la protagonista femminile della pellicola e che l’uomo ha abbandonato insieme alla madre molti anni prima. La relazione fra i due è tesa e, duettando magnificamente, Bardem e Vittoria Luengo si lasciano attraversare dall’intera gamma dei sentimenti, senza mai abbandonare un’impressione di verità.

Ieri sera El Ser Querido ha avuto il suo red carpet, che qui è La Montée des Marches, e Javier Bardem epoca in grandissima forma. Al termine della proiezione ufficiale del film, il pubblico si è alzato in piedi ad applaudirlo per 7 minuti, e questa mattina in molti si sono complimentati con lui durante la conferenza stampa del film, che fa parte del Concorso. Com’era naturale che fosse, Bardem ha parlato innanzitutto della tristemente nota lista nera di Hollywood in cui è finito insieme ad alcuni colleghi – in primis Susan Sarandon – per aver preso posizione contro il genocidio di Gaza. In un festival di Cannes che ha dedicato il suo manifesto proprio al film in cui la Sarandon interpreta il suo personaggio più eversivo, e cioè Thelma e Luisaanche la Giuria Internazionale, nella persona di Paolo Lavertyha condannato la blacklist e il sostegno della politica di Netanyahu da parte di diversi esponenti dell’industria cinematografica americana:
“La paura non manca, è inutile negarlo” – ha spiegato l’attore – “però bisogna potersi guardare allo specchio ogni mattina, ed è quello che faccio io. È la lezione più importante che mia madre mi ha insegnato. Non ci sono alternative, non c’è nessun piano B. Ovviamente possono esserci delle ripercussioni, ma, come ho detto ieri alla stampa spagnola, non ci sono state ripercussioni nei miei confronti. Nessuno mi ha denunciato quando ho espresso liberamente le mie opinioni, inoltre ho avuto molte di lavoro negli Stati Uniti offerte, in Europa, in Sudamerica e in Spagna, e questo mi ha portato a pensare che forse le cose stanno cambiando e che la gente comincia a rendersi conto che ciò che stiamo vivendo è inaccettabile. Non possono esserci né spiegazioni né giustificazioni per il genocidio di Gaza, e mi viene da pensare che alla fine a pagare le conseguenze delle azioni saranno le persone che hanno fatto queste liste nere”.

Chiuso il capitolo Blacklist, a Javier Bardem è stato chiesto che fine abbia fatto la democrazia nel nostro sciagurato mondo e quanto la cattiva informazione abbia contribuito a renderla sempre più una chimera: “Nell’universo dell’informazione regna il monopolio, e la situazione sta peggiorando, anche per colpa del progresso tecnologico e dei sociali, che inviano continuamente messaggi infarciti di populismo che hanno un forte impatto sulle giovani generazioni, e francamente non credo ci sia una via d’uscita. Dobbiamo comunque assicurarci che le nuove generazioni continuino a usare la ragione e che abbiano la possibilità di verificare una notizia. Se questo non succede, allora siamo in pericolo, anche perché assistendo, in Spagna, in Europa e ovviamente negli Stati Uniti, alla diffusione di idee sempre più radicali. Francamente non lo so. esserci una mobilitazione, e la mobilitazione cambia lo status quo. Ancora oggi è questo è il modo in cui affronto la realtà, sapendo che posso contribuire molto umilmente a diffondere un po’ di consapevolezza su ciò che trovo ingiusto”.

Javier Bardem ama profondamente il cinema, che lo aiuta a diventare un uomo migliore e ad aprirsi, anche a riflettere, com’è accaduto nel caso di El Ser Querido: “Rodrigo è un bravissimo regista. Non parla molto, ma basta guardare questo film per capire quanto sia talentuoso. La sceneggiatura è bellissima e noi attori siamo stati diretti in maniera magnifica. Ci ha dato una grandissima libertà ma allo stesso tempo avevamo delle indicazioni molto precise. Rodrigo ci diceva delle cose che ci facevano riflettere, piene di verità, perché è la verità che lui voleva raccontare”.

Nel film il personaggio di Esteban Martinez sembra non essere consapevole del dolore che ha provocato a sua figlia. Javier Bardeminvece, sa che tanti uomini abbandonano le proprie famiglie per non tornare più e conosce la ragione di un comportamento simile: “Credo che deriva dalla cosiddetta mascolinità tossica a cui ci hanno abituato, alla cattiva educazione che abbiamo ricevuto per decenni. Ho 57 anni e vengo da un paese molto machista chiamato Spagna, dove almeno due donne al mese vengono colpite dai loro ex mariti o ex fidanzati, il che è orribile, scandaloso, eppure noi tendiamo a normalizzarlo, dicendo semplicemente: ‘Già, è terribile’. Tutto questo ci riporta a Signor Trump, Signor Putin e Signor Netanyahui signori dalle palle fumanti che dicono: ‘Io ce l’ho più grosso del tuo, adesso ti massacro’. Questa è mascolinità tossica allo stato puro e sta causando migliaia di morti. Anche di questo bisogna parlare, e per fortuna oggi se ne parla, al contrario di quanto accadeva 20 anni fa. Anche il film ne parla, ed è una buona cosa che ci siano tre personaggi che dicono no, e questi tre personaggi sono donne”.

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