la recensione del cinecomic DC

Il nuovo universo DC firmato da James Gunn prosegue con un film dedicato interamente a Supergirl che vive fra alcol e il suo adorato cane soffrendo la pressione di un fratello come Superman. Sarà una giovane ragazza in cerca di vendetta a spingerla il suo malgrado a indossare i panni del supereroe. La recensione di Mauro Donzelli.

Non è semplice crescere all’ombra di un eletto, una divinità piena di superpoteri e protetta dai genitori e da chi gli sta intorno. Superragazza ha avuto in dote un’infanzia e un’adolescenza in cui ha visto solo la distruzione attorno a sé, in un pianeta come Krypton ormai ridotto a macerie. Il tutto mentre il cugino più celebre, il buon Superuomonei vari reboot al cinema, uno via l’altro come ciliegie, oltre che negli infiniti albi a fumetto, è cresciuto nella bambagia del pianeta terra, dilettandosi come reporter a Metropolis, godendosi l’amore con Lois Lane. È anche naturale che Supergirl sia disillusa dalla vitainacidita e corrosa da alcol e depressione da rockstar indie anni Ottanta.

Dopo una fugace apparizione della fugace The Flash, ecco Kara Zol-Elnell’arte Superragazzatornare nel secondo film del nuovo Universo DC firmato James Gunn (e Peter Safran). E in questo oceano di universi paralleli e parabolici temporali in cui i cinecomic ci hanno imposto di infiltrarci, rimanendo spesso disorientati e un bel po’ smarriti, questo film ha il dono della chiarezza e della semplicità. Almeno per ora. La prima sequenza ci conduce subito lungo le vibrazioni caratteristiche del Gunn autore, quello dei Guardiani della galassia, a ritmo di ballate e ralentiper introdurre il giorno del compleanno di Kara, mentre ignora le chiamate del cugino e si trascina ben poco spensierata. Vive in una roulotte scassata, nel disordine più totale e il post sbornia come spirito guida.

A 23 anni la sua unica certezza è l’adorato canna Krypto. Quando il quadrupede batuffoloso viene messo a rischio e la sua corazza di cinismo viene scalfita dall’incontro con una giovane pura e idealista in cerca di vendetta, Ruthye, vincerà la pigrizia e si metterà in gioco in giro per le galassie inseguendo vendetta e giustizia. Scegliete voi l’ordine. Come ogni primo capitolo molto tempo è dedicato alla descrizione del protagonista, a delinearle il contesto ei demoni, mentre l’azione ha uno spazio relativo.

E forse è meglio così, perché Supergirl si discosta dalle abitudini ormai superate di troppi cinecomic di alternare epica senza freni con cadute di gusto nella commediaccia spiccia. Sembra tracciare una sua identità precisa, molto indie e diremmo quasi grunge, non prendendosi troppo sul serio ma lasciando intravedere una bella dose di malinconia e di vuoto cosmico esistenziale.. Senza starlo troppo a sottolineare, guarendo il film di molte canzoni piacevoli, senza farlo diventare un musicale fuori contesto.

Il cattivo non può mancare, e anche caratterizzato in maniera riuscita, anche se tanto perfido appare all’inizio, quanto al dunque per liberarsene non servono poi troppi colpi ben assestati. Il mercenario senza scrupoli, Crem delle Colline Gialleè interpretato dal redivivo Matthias Schoenaertsmentre in supporto dei due giovani protagonisti arriva il mercenario alieno e buono, Loboovvero Jason Momoacacciatore di taglie, in un altro universo impegnato come Aquaman.

Scritto da Ana Nogueira e diretto dall’iper pop Craig Gillespie (Lars è una ragazza tutta sua e Crudelìa), Supergirl è semplice e lineare nel suo sviluppo narrativo, introduce un personaggio destinato a intrufolarsi in molte altre avventure del DC Universe, mantenendo un profilo basso e una sana atmosfera scanzonata che lo rende piacevole. Si diverti a lavorare sull’estro nei personaggi alieni con la passione di Lucas in Star Wars, e lancia la carriera dell’australiana Milly Alcockvista nella serie Casa del Dragoche regala il giusto distacco cinico ai momenti privati ​​di Kara Zol-El, risultando forse meno in sintonia, almeno per ora, quando usa poteri e armi.

E poi, diciamolo, fa piacere vedere ignorato quel precisino noioso del cugino Superman, ben venga la sana sciatteria autodistruttiva della cugina Supergirl.

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