la recensione del film di Lukas Dhont in concorso a Cannes

Due giovani soldati belgi alle prese con i primi mesi della Prima guerra mondiale, fra trincee al fronte e con l’idea di uno spettacolo per ravvivare il morale dei commilitoni. L’amore in guerra in un melodramma ambientato in un momento terribile del Novecento. La recensione di Mauro Donzelli di Coward in concorso a Cannes.

Una guerra diversa dalle altre, che portò più nuove generazioni di giovani, in tutta Europa, lontani dalle loro case, in molti casi per la prima volta. La Prima guerra mondiale è stato un evento epocale, una tragedia senza precedenti, coinvolgendo 65 milioni di coscritti in trincee scavate nel fango, spesso spostandosi di decine poche di metri nel corso di mesi interi. Se la vita al frontefatta di lunghe attese, è stata molte volte raccontata al cinema, dal lato italiano o francese, tedesco o britannico, Lucas Dhont sceglie dentro Vigliacco il punto di osservazione del suo Belgio, in entrambe le grandi guerre del Novecento condannato a venire travolto per primo dai piani di attacco a occidente della Germania.

Dopo due storie molto contemporanee sulla scoperta dell’identità e sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza, Ragazze e VicinoIn Vigliacco realizza il suo primo film in costume, ambientato come detto nei primi mesi della Grande Guerra, al seguito di un gruppo di soldati alternativamente impegnati al fronte, in trincea, nelle notti in cerca di guadagnare qualche metro, in retroguardia o, per la maggior parte del tempo, recuperando i cadaveri dei compagni morti in prima linea. Almeno fino a che Pierreimpaziente di mettersi alla prova appena giunto dietro le linee, nell’unità che si occupa del rifornimento di viveri e materiale, si trova coinvolto insieme ad altri soldati dall’iniziativa del trascinante e carismatico Francis, che organizza spettacoli per tenere alto i morali delle truppe. Un’iniziativa prima estermporanea, poi sposata con entusiasmo dagli altri gradi.

La propaganda e l’attenzione al morale è stata una delle grandi innovazioni che hanno reso quel conflitto il primo veramente moderno, ma un altro triste primato fu quello delle mutilazioni inflitte, delle punizioni indiscriminate, fino alla fucilazione, imposte a chi in varie forme cercava di sfuggire alla prima linea, come ha raccontato recentemente, fra gli altri e molto bene, Pierre Lemaitre nel romanzo Ci vediamo lassù. Il titolo, Codardo, codardo, rimanda proprio a questo fenomeno, e alla diserzione, che sfiora un certo punto di questa storia. Già, ma qual è il legame fra i due protagonisti citati, Pierre e Francis?

La specificità di Dhont è quella da inserire in un genere consolidato come quello del cinema sulla Prima guerra mondiale un melodramma in trincea dal sapore originale, con la tensione erotica sempre più evidente negli spettacoli dei due e con un bivio che si trovano di fronte a un certo momento. Uno è convinto dalla prospettiva di prendere in mano subito un futuro in comune, l’altro sembra meno convinto, o meglio ha più da perdere, per esempio una famiglia e un lavoro rispettabile che l’aspetta, e di conseguenza asseconda maggiormente le convenzioni. Il contrasto fra la brutalità accennata della morte e della guerra e la tenerezza estrema della ricerca del bello, del sesso e del divertimento, è particolarmente ben messo in scena, grazie anche alle performance davvero convincenti dei giovani due protagonisti, Emmanuel Macchia e Valentin Campagne.

Un ritmo che si prende il suo tempo per salire di giri, fino a un’accelerazione nella seconda parte assecondata da una sequenza particolarmente frenetica e commovente, un vero rituale liberatorio messo in scena in trincea, un inno antimilitarista alimentato dalla portata unica della musica, che ricorda il potere catartico della scena finale di uno dei capolavori del genere, Orizzonti di gloria.

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