La serie HBO Barry deve essere riscoperta dai fan di Breaking Bad

Breaking Bad resta intoccabile, ma questa serie HBO è la sua rivale più sottovalutata. A più di dieci anni dalla sua conclusione, il capolavoro creato da Vince Gilligan continua a occupare un posto quasi sacro nella storia della televisione: poche serie sono riuscite a raccontare con la stessa precisione la trasformazione morale di un uomo comune in una figura sempre più oscura, ambigua e spaventosa. Eppure, tra i crime drama arrivati ​​dopo, ce n’è uno che non ha mai raggiunto lo stesso impatto culturale, ma che meriterebbe di essere citato molto più spesso accanto alla serie con Bryan Cranston e Aaron Paul: Barry.

Creata da Bill Hader e Alec Berg, la serie HBO è andata in onda dal 2018 al 2023 per quattro stagioni, conquistando la critica e costruendosi nel tempo una reputazione solidissima. Al centro della storia c’è Barry Berkman, un ex marine diventato sicario che, durante una missione a Los Angeles, entra in contatto quasi per caso con un corso di recitazione. Quello che all’inizio sembra solo un diversivo si trasforma presto in una possibilità di rinascita: Barry scopre un mondo in cui può immaginarsi diverso, forse persino migliore. Ma cambiare vita, per un uomo che ha costruito la propria identità sulla violenza, si rivela molto più complicato del previsto.

È proprio da questa premessa, apparentemente assurda, che la serie sviluppa una delle riflessioni più interessanti degli ultimi anni sul mito dell’antieroe. Se la serie di Vince Gilligan accompagna Walter White lungo una discesa sempre più evidente, mostrando la nascita di Heisenberg come il risultato di orgoglio, frustrazione, talento e ambizione, Barry parte da una condizione diversa. Il suo protagonista non è un uomo qualunque che diventi mostruoso: è già un assassino, già una persona spezzata, già qualcuno che ha oltrepassato una linea morale difficilmente recuperabile. La serie non chiede mai davvero allo spettatore di assolverlo, ma lo costringe a osservarlo mentre prova, fallisce e si racconta bugie sul proprio desiderio di cambiare.

In questo senso, Barry è meno romantico e forse persino più crudele di molti altri crime drama contemporanei. La parabola di Walter White, pur mostrando con lucidità il suo abisso morale, riesce spesso a rendere il protagonista magnetico, quasi irresistibile. Lo spettatore sa che Walter sta compiendo scelte sempre più terribili, ma continua a essere attratto dalla sua intelligenza, dalla sua determinazione, dalla sua capacità di manipolare il mondo intorno a sé. Barry, invece, lavora in modo diverso: elimina quasi del tutto il fascino eroico dell’antieroe e lascia emergere il vuoto, la fragilità e l’orrore dietro il desiderio di sentirsi una brava persona.

La grande forza della serie HBO sta anche nella sua capacità di muoversi tra registri diversissimi senza perdere identità. Barry è un film poliziesco, ma è anche una commedia nerissimauna satira feroce sull’industria dello spettacolo, un racconto sul trauma e una riflessione sulla performance come forma di autoinganno. Il protagonista vuole diventare attore non solo perché cerca una nuova professione, ma perché desidera disperatamente interpretare un’altra versione di sé. Vuole recitare la parte dell’uomo cambiato, del fidanzato presente, dell’allievo talentuoso, della persona capace di liberarsi dal proprio passato. Il problema è che la realtà continua a irrompere, riportandolo sempre al punto di partenza.

In questo equilibrio instabile tra violenza e assurdo, la serie trova alcuni dei suoi momenti migliori. Barry può passare da una scena brutalmente tesa a una sequenza apertamente comica con una naturalezza sorprendente, senza mai dare l’impressione di tradire il proprio tono. Personaggi come NoHo Hank, il criminale ceceno interpretato da Anthony Carrigan, contribuiscono a rendere il mondo della serie grottesco e imprevedibilema mai puramente caricaturale. Anche quando fa ridere, Barry non smette di essere inquietante, perché dietro l’umorismo resta sempre la consapevolezza che la violenza non è mai davvero lontana.

Il paragone con Breaking Bad, naturalmente, resta complesso. La serie di Vince Gilligan ha avuto un peso culturale enorme, ha generato uno degli universi televisivi più amati di sempre e ha dato vita anche a uno spin-off acclamato come Better Call Saul. Barry non ha avuto la stessa esplosione pop, né lo stesso livello di riconoscibilità presso il grande pubblico. Eppure, proprio questa distanza dal fenomeno globale rende il suo caso ancora più interessante: la serie HBO è riuscita a costruire un’identità fortissima senza inseguire la grandezza epica del suo termine di paragone, scegliendo invece una strada più laterale, sperimentale e disturbante.

Dove la storia di Walter White lavora sulla progressione quasi tragica di un uomo che si convince di agire per necessità mentre in realtà alimenta il proprio ego, Barry esplora un’altra forma di autoassoluzione. Il suo protagonista sa di avere fatto cose orribili, ma continua a cercare una narrazione che gli permette di sentirsi recuperabile. La recitazione, in questo senso, diventa il simbolo perfetto della serie: Barry non vuole solo cambiare, vuole essere visto come qualcuno che è cambiato. Ma la differenza tra redenzione autentica e desiderio di apparire redenti è uno dei nodi più dolorosi dello spettacolo.

Anche per questo il finale di Barry è uno degli elementi che più rafforzano la sua importanza. Molte serie crime faticano a chiudere il percorso del proprio antieroe senza cadere in soluzioni troppo consolatorie o troppo punitive. Barry, invece, sceglie una conclusione coerente con il proprio sguardo: amara, spiazzante e sorprendentema profondamente legata al modo in cui la società, la memoria e il racconto possono deformare la verità. La serie non si limita a chiudere la storia del suo protagonista, ma riflette anche su come certe figure vengono ricordate, mitizzate o riscritte.

È un finale che conferma la natura sfuggente dello spettacolo. Barry non vuole essere semplicemente la storia di un sicario che cerca una seconda possibilità, né una commedia nera sul mondo degli attori, né un crime drama sulla criminalità organizzata. È tutte queste cose insieme, ma soprattutto è una serie sul bisogno umano di costruirsi una versione più accettabile di sé. Ed è proprio qui che riesce a distinguersi da molte altre opere dedicate agli antieroi televisivi.

Breaking Bad resta intoccabile, e probabilmente continuerà a esserlo ancora a lungo. La sua precisione narrativa, la forza dei suoi personaggi e il peso che ha avuto sulla televisione contemporanea sono difficili da eguagliare. Ma Barry merita di essere considerata una delle sue rivali più sottovalutate, non perché provvedere a copiarne la formula, ma perché trova un modo completamente diverso di interrogarsi sugli stessi temi: la colpa, l’identità, la violenza, l’autoinganno e l’impossibilità di sfuggire davvero alle proprie scelte.

Non ha avuto la stessa fama, non è diventata lo stesso fenomeno generazionale e forse non verrà mai citata con la stessa immediatezza quando si parla delle serie più importanti degli ultimi vent’anni. Ma chi l’ha vista sa quanto Barry sia stata una delle opere più originali, coraggiose e sorprendenti prodotte da HBO negli ultimi anni.

Font: ScreenRant

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