l’attrice è a Roma per la XVI edizione di Rendez-Vous

Isabelle Huppert è la protagonista del film La donna più ricca del mondo, ispirata al caso Bettencourt che nel 2007 ha avuto un’ampia risonanza a livello mediatico. Abbiamo incontrato a Roma l’attrice e il regista Thierry Klifa in occasione dell’evento Rendez-Vous che celebra il cinema contemporaneo francese.

La XVI edizione di Rendez-Vousè iniziato. L’imperdibile appuntamento dell’Ambasciata di Francia in Italia/Institut français Italiaco-organizzato con Unifranceè dedicato al cinema contemporaneo francese con l’intento di raccontarlo attraverso gli autori e gli interpreti che presentano le opere alle quali hanno lavorato. La giornata inaugurale ha ospitato un’attrice di immenso talento, Isabelle Huppertprotagonista del film di apertura dell’evento, La donna più ricca del mondoin arrivo dal 16 aprile nei cinema italiani con Europictures.

Presentato alla scorsa edizione del Festival di Cannesdove è stato elogiato per il suo sguardo raffinato e critico sul potere e la ricchezza, il film è diretto dal regista francese Thierry Klifa e si ispira liberamente a una vicenda reale che richiama il noto caso che ha coinvolto Liliane Bettencourtereditrice del gruppo L’Oréal. Si tratta di una complessa vicenda giudiziaria e politica francese iniziata nel 2007, quando la figlia Françoise Meyers Bettencourt denunciò lo scrittore François-Marie Banier per aver approfittato della fragilità psicologica della madre, ottenendo donazioni per oltre un miliardo di euro.

Il film mescola elementi di cronaca e finzione per costruire un ritratto complesso e sfaccettato, tra interessi, manipolazioni e rapporti ambigui. La storia descrive un mondo in cui affetti e potere si intrecciano continuamente in un progressivo emergere di tensione tra i protagonisti e le persone che la circondano. Oltre a Isabelle Huppertdel cast fanno parte anche Laurent Lafitte, Marina FoisRaphael Personnaz, André Marcon, Mathieu Demy, Micha Lescot e Giuseppe Olivennes.

Incontro con Isabelle Huppert e Thierry Klifa

Tra intrighi familiari e giochi di influenza, La donna più ricca del mondo costruisce un racconto avvincente, più psicologico che scandalistico, riflettendo sul prezzo della ricchezza e sulla fragilità dei rapporti umani. Abbiamo incontrato Isabelle Hupper e il regista Thierry Klifa per approfondire il discorso sul film.

Madame Isabelle Huppert, ha mai conosciuto o incontrato Liliane Bettencourt (1922-2017)?
Io non l’ho mai conosciuta, non l’ho mai incontrata di persona e non sapevo praticamente nulla su di lei, anche perché l’immagine che abbiamo avuto in Francia è arrivata quando era già molto anziana, nel pieno dello scandalo mediatico. Le immagini che circolavano appartenevano quindi alla fase finale della sua vita. Per quanto riguarda invece il periodo raccontato nel film, quello dell’incontro con il fotografo, si trattava di una famiglia estremamente riservata, abituata a vivere lontano dai riflettori. Non esistevano quasi immagini di lei in quegli anni, né una vera esposizione pubblica come accade oggi. Per questo motivo è stata fondamentale la sceneggiatura di Thierry Klifa: era così solida e dettagliata da permettermi di immaginare liberamente il personaggio e costruirne un’interpretazione credibile.

Come ha lavorato per costruire il rapporto tra il suo personaggio e quello del fotografo, evitando una rappresentazione stereotipata?
Come si vede nel film, il fotografo è un personaggio estremamente carismatico, brillante e intelligente. Il racconto mostra bene come i due si incontrano e iniziano a conoscersi. Successivamente ho parlato con persone che l’avevano conosciuto davvero, e ne è emersa l’immagine di una donna molto lucida, vivace, tutt’altro che passiva. Non era affatto succube del fascino di quest’uomo, ma piuttosto una persona che sceglie consapevolmente di instaurare un rapporto basato sull’umorismo, sull’intelligenza e sul piacere della vita. È questo equilibrio tra due personalità forti che mi interessava restituire.

Il film suggerisce anche una forte componente emotiva e quasi romanzesca nel loro legame: quanto conta questo aspetto nella costruzione della storia?
È evidente che una figura come quella del fotografo poteva esercitare un certo fascino: è provocatorio, ironico, anche molto divertente, quindi non è difficile capire come possa attrarre. Ma questo è solo l’inizio. Con il procedere della storia, il racconto assume quasi una dimensione shakespeariana, dove entrano in gioco il potere, il denaro e la politica. Tutti questi elementi arricchiscono la vicenda e la resa più complessa. Su questo però preferisco lasciare la parola a Thierry, che ha scritto e diretto il film.

Monsieur Klifa, quali elementi ha voluto mettere in risalto raccontando questa storia a metà tra finzione e biografia?
Isabelle ha già detto molto, ma la vera sfida, e anche il piacere, era raccontare questa storia con il tono della commedia, quasi della farsa. Non vuole certo suscitare compassione per degli ultraricchi, ma allo stesso tempo era importante far emergere tutto ciò che si muove dietro: la politica, il contesto storico, un ambiente di grandi industriali, molto cattolico e tradizionalista, che per anni è rimasto nell’ombra. Fino a poco tempo fa, almeno in Francia, queste persone vivono lontano dalla ribalta mediatica. Non esisteva l’attenzione che oggi circonda i grandi patrimoni. La protagonista è stata una delle prime figure di questo mondo a finire sotto i riflettori, trasformandosi in un vero caso pubblico. A questo si aggiunge un altro livello, più oscuro, legato alle origini di quella fortuna: il collaborazionismo, l’antisemitismo, elementi storici che emergono gradualmente nel racconto. Così, dietro quello che può sembrare solo uno scandalo o una relazione fuori dagli schemi, si svela un intero sistema. Il personaggio interpretato da Isabelle è una donna che per anni è stata definita solo in relazione agli uomini della sua vita, il padre, il marito, ma a un certo punto decide di rompere tutto questo. Come dice lei stessa, è un’uscita dal “sarcofago”. Un gesto di liberazione che, in quell’ambiente, è qualcosa di profondamente sovversivo.

Qui sotto il trailer di La donna più ricca del mondo, dal 16 aprile al cinema.

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