Le Chant des Forêts vince la Genziana d’oro al Trento Film Festival

Il nuovo suggestivo documentario generazionale di Vincent Munier, vincitore del premio César come miglior documentario, porta a casa la Genziana d’oro al miglior film del Trento Film Festival. Vediamo tutto il palmares.

Con La pantera delle nevi ha conquistato il botteghino in Francia e in molti altri paesi, tra cui l’Italia, ora il documentarista Vincenzo Munier bissa con Il canto delle foresteprossimamente in sala per Wantedche dopo aver portato a casa il César ha vinto la Genziana d’oro al miglior film del 74esimo Trento Film Festival. Lo ha decretato la giuria internazionale, composta da Benoît Aymon (Svizzera), Angela Benavides (Spagna), Giada Colagrande (Italia), Emanuele Crialese (Italia) e Kim Young-Mi (Corea del Sud).

Questa la motivazione della giuria. “Abbiamo dichiarato guerra alla natura, ma la perderemo. Eppure questo film ci dà speranza e ci dimostra che non è troppo tardi per riconnetterci a ciò che conta davvero. Attraverso lo sguardo di tre generazioni, andando controcorrente rispetto ad una società che ha fatto della velocità e della performance le sue virtù cardinali, Il canto delle foreste ci invita a riscoprire la pazienza, la lentezza, il silenzio, ea coltivare la trasmissione del sapere con poesia, saggezza e sensibilità. Vincent Munier ci insegna ad aprire i nostri occhi, ma soprattutto le nostre orecchie. Ci invita a meravigliarci delle cose semplici che abbiamo davanti e sotto di noi. Non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo: è sufficiente entrare nel primo bosco che ci capita a tiro e ascoltare il suo canto. Ognuno di noi può farlo. E porre fine, così, a questa guerra, facendo pace con la natura e con noi stessi”.

Vincenzo Munier ha conquistato il pubblico del Festival, con due proiezioni sold out, accompagnandolo nel cuore delle foreste dei Vosgi, la sua casa, il posto in cui il padre, Michel, un naturalista che ha trascorso la sua vita osservando pazientemente la fauna selvatica nei boschi, gli ha insegnato tutto. Ora è giunto il momento di trasmettere queste conoscenze a Simon, il figlio di Vincent. Tre punti di vista, tre generazioni, un’unica fascinazione condivisa per la natura selvaggia.

“Non bisogna mai smettere di stupirsi: è questo l’insegnamento più semplice e al contemporaneo sorprendente che questo film ha mandato al pubblico del Festival, che lo ha amato dalla primaproiezione, alla Giuria internazionale ea tutte e tutti noi”, ha commentato il Presidente del Trento Film Festival Mauro Leveghi. “Un inno alla riscoperta della meraviglia della natura selvatica, tra i più poetici mai visti a Trento. E non per l’assenza dell’uomo, tutt’altro: proprio per la capacità di calarlo, con i suoi sensi e il suo pensare, in un rapporto finalmente armonico con l’ambiente circostante. Il gallo cedrone, l’urogallo eterno dei racconti di Mario Rigoni Stern, allontanatosi dalle Alpi a causa della distruzione del suo biotopo da parte dell’uomo, diventa così il simbolo potentissimo di una relazione da ricostruire: prendendosi il tempo per osservare la luna, imparando ad ascoltare i battiti dei cuori degli abitanti della foresta, apprezzando in silenzio il gusto di sentirsi piccoli di fronte all’eternità della natura”.

La Genziana d’oro Miglior film di alpinismo – Premio del Club alpino italiano va invece al cortometraggio animato Cronoshock di Ignasi López Fàbregas (Spagna/2026/9′). “Kronoshock è significativo, creativo e divertente. In meno di dieci minuti, riassume l’evoluzione dell’alpinismo nel corso dei decenni, i suoi obiettivi e le sue sfide, ma soprattutto il suo impatto sulla natura. Grazie all’umorismo e all’ironia, invita il pubblico a riflettere su quando, a un certo punto, abbiamo sbagliato strada e su cosa fare per ritrovare la via verso la vetta”, ha motivato la decisione la Giuria.

La Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio “Città di Bolzano” è andata a Il Nord di Bart Schrijver (Paesi Bassi/2025/131′), di cui vi abbiamo parlato altrove, con un’intervista al regista. Un film che uscirà nelle sale per Wanted, probabilmente a settembre 2026. Così ha scritto la giuria nella motivazione. “La più grande esplorazione è quella interiore. La più grande avventura è riuscire ad acquisire la giusta prospettiva per osservare la propria vita da lontano. Questo accade quando rivolgiamo di nuovo i nostri occhi, la nostra mente ei nostri passi alla natura selvaggia.

“Di fronte ad una realtà dura e crudele, il film dà voce a personaggi che altrimenti sarebbero solo numeri in una statistica o danni collaterali del progresso. Grazie a un regista capace di rendersi invisibile, vediamo individui con vite, sogni, speranze e un futuro spezzato, e siamo condotti a stabilire una vera intimità con i personaggi: il film, così, contribuisce a restituire una parte della dignità che è stata loro sottratta”. Con questa motivazione la Genziana d’argento – Miglior contributo tecnico – artistico è stata assegnata a Le Sang et la Boue di Jean-Gabriel Leynaud (Repubblica Democratica del Congo, Germania, Francia/2024/ 96′). La Genziana d’argento – Miglior cortometraggio è andata invece a Bandiera bianca di ParvizRostami (Iran/2025/15′). Il Premio della Giuria è stato assegnato a Argento di Natalia Koniarz (Polonia, Norvegia, Finlandia/2025/79′) con questa motivazione: “Più che cercare di spiegare il mondo dentro le miniere, Silver è un film che ci fa vivere l’atmosfera e il silenzio che si vive al loro interno, e le strutture dello sfruttamento che le caratterizzano. Sfruttamento di donne e uomini e, al contemporaneo, sfruttamento delle montagne, che progressivamente scompaiono, sventrate dall’estrazione mineraria con una violenza che ne profana la sacralità, magistralmente trasmessa dal film”.

“Questa edizione del Festival è nata all’insegna del passaggio di testimone, con una programmazione che ha dato sempre più spazio alle voci, ai linguaggi e alle storie delle nuove generazioni. È una coincidenza significativa e apprezzatissima, quindi, la vittoria della Genziana d’oro per il miglior film ad un’opera, Le Chant des Forêts, costruita intorno a un dialogo intergenerazionale profondo e appassionante”, ha detto la direttrice della rassegna, Luana Bisesti. “Così come non possiamo non essere felici dell’assegnazione del Premio CAI per il Miglior film di alpinismo a un cortometraggio che utilizza l’animazione per raccontare una storia che si snoda nei decenni, e parla a tutte ea tutti, con un messaggio universale e un appello al cambiamento rivolto ad ogni generazione”.

“Una serie di riconoscimenti, quelli della Giuria della 74. edizione del Trento Film Festival, che privilegiano la qualità estetica dei film e la loro capacità di raccontare la montagna, e le sue culture, con sguardo rinnovato. Il Gran Premio Città di Trento a Il canto delle foreste premia l’approccio poetico alla vita di una foresta nel cuore dell’Europa e il rapporto rispettoso, contemplativo, intimo con gli altri “non umani” che la abitano, mentre il Premio CAI va quest’anno a un cortometraggio di animazione eccezionale come Cronoshock” ha concluso Mauro Gervasini, responsabile del programma cinematografico.

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