A volte arriva un brano che meno sembra una canzone e più musicale un respiro trattenuto. Un graduale cambiamento di umore lentamente, un dolore che brucia, un barlume di speranza nell’oscurità. Leone Notta E Esce Coda‘S Meteoros (elettronico) è quel tipo di record.
Invece di analizzare seccamente l’architettura della traccia, preferirei parlare di come ci si sente ad ascoltarla. È un capolavoro di atmosfera, un pezzo che si svolge come un piccolo, tranquillo dramma.
Si comincia quasi dal nulla. Solo un ritmo morbido e imbottito che meno sembra un ritmo e più un ronzio distante di un motore. Poi arrivano semplici accordi di synth: spaziosi, senza fretta, come la luce che filtra attraverso una finestra polverosa.
Poi arriva il nocciolo della domanda. Una melodia di pianoforte, inconfondibilmente di Leo Nocta, emerge dal mix. Non è appariscente. Le note hanno un peso, una sorta di bellezza. Aleggia sopra il solco, una presenza angelica che sembra fragile ed eterna. È il momento in cui un ricordo che pensavavi fosse sepolto affiora, chiaro, doloroso e adorabile allo stesso tempo.
La ripartizione è il punto in cui la traccia guadagna davvero il suo titolo. Il ritmo si ritira e il pianoforte avanza, da solo. Semplice e dolorosamente efficace. E poi tutto va a posto. Emerge un tema principale accattivante, che trascina l’atmosfera in un posto nuovo. È ancora malinconico, ma ora c’è una pulsazione più forte, un senso di movimento in avanti. Come ha detto perfettamente una recensione, la traccia cattura una strana dualità: la sensazione di essere avvolti nell’oscurità mentre si porta con sé una speranza assurdamente sovradimensionata.
Forse il trucco di maggior successo di “Meteoros” è il suo rifiuto di schierarsi. È musica per quelle ore notturne e del primo mattino, quando la città è tranquilla e rimani solo con i tuoi pensieri.


