Sharon Stone “Non era un nonno, era una bestia, e mia madre non mi ha mai detto ti voglio bene” (video)

Sharon Stone ha raccontato nella sua autobiografia la sua terribile infanzia, con la madre vittima di violenze da parte del padre. Nel video podcast di Anderson Cooper, l’attrice torna a parlare del rapporto con la morte di entrambi.

Ci ha sempre colpito come due delle attrici contemporanee più affascinanti, coraggiose e intelligenti, come Charlize Theron e Sharon Stonesiano accomunate da un’infanzia, sia pure in modo diverso, tragica, caratterizzata da morti e violenze. Entrambe sono riuscite a sopravvivere a esperienze traumatiche ea diventare quello che sono, e hanno raccontato più volte i crudi dettagli della loro esperienza. Sharon Stone lo ha fatto nel libro autobiografico “Il bello di vivere due volte” e in numerose interviste, e adesso è tornata a farlo, commuovendosi, e facendoci capire come certe ferite non si rimargino mai, quando è stata ospite del vodcast “All There Is” del giornalista Anderson Coopera cui ha raccontato la sua reazione alla morte del nonno e della madre (i video li vedete qua sotto).

Sharon Stone: un nonno che era una bestia

Sharon Stone definisce il nonno materno “una creatura”, che in questo caso significa proprio quello che siamo abituati a pensare dal cinema, ovvero una creatura spaventosa, una bestia, un mostro. La madre dell’attrice è stata tolta di casa all’età di 9 anni dopo aver subito atroci violenze e Stone racconta di come non solo l’uomo fosse sempre stato violento con la figlia, ma che aveva sempre cercato di avvicinarsi alle nipoti per poter abusare anche di loro. Al momento della sua morte, quando lei aveva 14 anni e la sorella 11, invece del consueto clima di consolazione, attenzione e affetto da parte dei presenti, non ci fu niente di tutto questo. Da parte sua ci fu solo una sensazione di sollievo. Stone ricorda poi di essersi avvicinata alla bara, aperta, mentre la sorella stava dietro di lei. Ad un certo punto fu questa a chiederle se era davvero morto e che forse era meglio assicurarsene, per cui lei, che era la maggiore, si fece coraggio e lo toccò ad una spalla, trovandolo rigido. Dice poi di essersi girata verso la sorella e averle detto “sì, è finita”. Dopo essersi allontanato dalla bara, Sharon racconta, le viene in mente una scena di un film con Eugene Levy in cui un personaggio dice “fai una foto” e lui strizza gli occhi come se lo facesse con la faccia, “perché è una di quelle cose in cui scatta una foto con la mente e resta incancellabile per tutta la vita. Ed è un’immagine tua che resterà sempre con me, quella bizzarra sensazione di vuoto, un vuoto positivo.”

Sharon Stone e la morte della madre

Sharon Stone racconta poi di quando la madre si è ammalata, è morta nel 2025 all’età di 91 anni e lei l’ha accudita fino all’ultimo, nonostante il fatto che una persona così traumatizzata non fosse in grado di amarla come lei desiderava. Ed è qui che le cose diventano ancora più difficili e l’attrice si commuove fino a piangere. “Mia madre si comportava spesso come se non le piacciono affatto”. Quando stava morendo, dice, “era terrorizzata all’idea di morire perché aveva paura di ritrovare i suoi genitori dall’altra parte. Ho dovuto mentirle e dirle che il padre era in prigione e la madre in un ospedale psichiatrico e non ci sarebbero stati. La notte in cui stava morendo faceva molta resistenza ed era quel momento in cui aumentare la dose di morfina e dicono ‘morirà in 4 ore”, ma mia madre resisteva ancora finché non ho capito che dovevo lasciar perdere. (qua Stone passa al presente, ndr). Devo smettere di entrare nella stanza e salire al piano di sopra e ignorare mia madre così morirà. Devo distaccarmi e lasciar andare, perché lei morirà solo se io la lascio. Ed è stato difficile perché volevo quelle cose, Anderson, volevo che mi dicesse “sono fiera di te, ti voglio bene, mi dispiace, per me sei importante” (qui l’attrice si commuove) e non le avrei avute e dovevo fare pace col fatto che mia madre non lo avrebbe fatto. Perché morisse in pace dovevo lasciarla andare. A volte si scopre che è la persona con cui l’altra persona è più cattiva che è anche quella a cui è più attaccata, perché prendersela con te la fa sentire più al sicuro”.

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