una combattente con la musica nell’anima, il cinema nel cuore, la dolcezza negli occhi

Durante la ventesima edizione di Creuza de Mà – Musica per Cinema, i ragazzi del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e il pubblico del festival hanno incontrato Carolina Crescentini, innamorata della musica, del cinema e del mestiere dell’attore. Ad ascoltare l’attrice c’eravamo anche noi di comingsoon.it.

A illuminare con la sua grazia e la sua dolcezza, i suoi occhi azzurri e l’amore per il suo lavoro la ventesima edizione di Creuza de Mà – Musica per Cinemaè stata, in una chiacchierata con i ragazzi del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Carolina Crescentini. Gli studenti che il direttore artistico Gianfranco Cabiddu invita ogni anno a Carloforte per il percorso di apprendimento Campus – Musica e suono per il cinema e per l’audiovisivoincontrano, durante il festival, musicisti e autori di colonne sonore ma anche registi e attori, e Carolina il CSC lo ha frequentato, e alla giovane platea del Cineteatro Cavallera dice immediatamente: “I miei amici sono gli amici del Centro Sperimentale, quindi vogliatemi bene”. Adrla ascolta c’è anche suo marito Francesco Mottachiamato a raccontarsi anche lui ai ragazzi, in quanto autore musiche per film, ea suonare presso il Guardino di Note nella serata di chiusura. Intervistata dal giornalista Alessandra De Lucal’attrice parla innanzitutto del suo primo ciak da protagonista. L’era del cinema Notte prima degli esami oggi di Fausto Brizzi e correva l’anno 2007:

“A dire la verità, non mi sono accorta che stava cominciando la scena, perché Notte prima degli esami – Oggi mi ha fatto un grandissimo regalo: la possibilità di lavorare con i delfini. Io sono un’altra Licia Colò: amo profondamente gli animali e sapevo che probabilmente non avrei avuto un’altra occasione per stare così a contatto con i delfini. E infatti giocavo con un delfino quando hanno gridato: ‘Motore!’. Un altro attore mi ha dato la battuta, io l’ho guardato e gli ho risposto, e ho iniziato a recitare nella maniera più naturale del mondo. Quindi non ho avuto l’ansia del debutto. Il mio primo ciak è stato, come diciamo noi attori, ‘organico’. Ero inconsapevole di quello che stava accadendo, e ricordo di aver provato una gioia grandissima. All’epoca ero un’allieva del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e dopo una serie infinita di tentativi non andati a buon fine, mi hanno offerto un ruolo da protagonista in un film e ho incrociato le dita che accadesse ancora. Una volta terminata l’esperienza di Notte prima degli esami – Oggi, ho girato Boris e poi I demoni di San Pietroburgo di Giuliano Montaldo. Dopodiché è cominciata la promozione di Notte prima degli esami – Oggie improvvisamente c’era la mia faccia sugli autobus e mi trovavo a pensare: ‘Non sta succedendo veramente!”.

Poi Carolina Crescentini fa un salto ancora più all’indietro nel tempo e ci narra di quando si è resa conto che avrebbe voluto fare della recitazione il suo mestiere: “Non l’ho capito subito. Sono sempre stata molto vivace, esuberante, buffa. Non avevo in programma di diventare attrice, pur avendo fatto i corsi di teatro a scuola e gli spettacoli. Mi servivano più che altro per occupare il tempo e fare in modo che i miei genitori lavorassero, però ero un’appassionata di cinema, questo sì, quindi mi sono iscritta all’università, studiando storia e critica del cinema. In realtà volevo lavorare ‘dietro’, e siccome mi piace scrivere, mi immaginavo sceneggiatrice o magari critica, anche se non riesco ad essere feroce, tuttavia mi piace studiare i film sotto tanti punti di vista Flavio De Bernardinise ci faceva fare delle colonne e analizzavamo un film dal punto di vista tecnico, politico, sociale, psicologico e così via: era una gioia incredibile. A un certo punto abbiamo fatto un corso monografico su Stanley Kubrick e vedevo il monolite del 2001: Odissea nello spazio ovunque. All’epoca l’università dava la possibilità agli studenti che studiavano teoria del cinema e del teatro di fare dei seminari, io ho fatto regia, montaggio, sceneggiatura e recitazione, ed è successo che quest’ultima mi è piaciuta. Mi è piaciuto molto ma non lo dicevo a voce alta, perché ero circondato da persone che avevano il fuoco sacro da sempre, e quando abbiamo cominciato a girare i primi cortometraggi, io volevo fare l’assistente, e invece mi mettevano davanti alla macchina da presa e io non avevo certo una preparazione tecnica. Avevo problemi di logopedia, ad esempio una ‘s’ molto forte. Ho fatto un seminario con una persona speciale di nome Cathy Marchand che è una donna straordinaria. Il suo è un teatro di lotta e sperimentazione che si chiama Teatro vivente. Sono salita sul palco il primo giorno e mi dovevo presentare, e sono salita come un topolino, dicendo: ‘Sono qui ma non so se sono in grado di recitare’. L’anno dopo ho provato a entrare al Centro Sperimentale e mi hanno preso, e lì ho capito che era quella la mia strada. Amo tantissimo il mio lavoro di attrice perché è il mio contributo al film. Al Centro Sperimentale i tuoi amici fanno regia, montaggio, suono, e tutti sono dei pezzettini di qualcosa che diventerà grande. Io sono attrice, ma in realtà faccio il reparto recitazione”.

Il secondo amore artistico di Carolina Crescentini è la musica, che l’accompagna nei momenti belli della sua vita e anche sui set cinematografici: “Spesso e volentieri, quando giro un film, mi creo una playlist, perché associare una canzone a una determinata scena e la musica può aiutare a provare una certa sensazione o semplicemente a non distrarmi quando il set è rumoroso. A volte un brano è effettivamente quello a cui ha pensato il regista. Confesso di aver detto a un regista: ‘Non so perché, ma io questa scena l’ho sempre provata con questo pezzo’… e quel pezzo là, signori, è nel film! La musica è una delle mie grandi passioni, la musica mi serve nella vita: mi serve ad ‘andarmene’, a riflettere, a trovarmi: non a caso ho sposato un musicista.

Non sempre le musiche di un film piacciono agli attori, e capita anche a Carolina: “Purtroppo non puoi dire niente, perché è il gusto del regista. Io poi sono abbastanza ricercata, per cui se vai sul banale, ci rimango male. Ovviamente tutto dipende dalla tipologia di film, anche perché ci sono dinamiche commerciali. Compro continuamente le colonne sonore dei film. Ricordate di Pina di Wim Wenders? Ha la colonna sonora della vita. Ci puoi fare qualunque cosa, qualunque personaggio, ci puoi fare mille cose perché là dentro c’è tutto. Ti si apre un portale nel cervello”.

Carolina Crescentini ama lavorare con i registi da cui è stata diretta: “In questi 20 anni ho lavorato di nuovo con Gabriele Muccinocontro Ferzan Ozpetekcontro Giuliano Montaldo e Marco Pontecorvo. È bello quando un regista ti risceglie: vuol dire che si è instaurato un rapporto che va al di là della performance. Con ognuno di questi registi ho sempre avuto uno stretto legame di collaborazione. Montaldo è un grande maestro e amico, e una persona che ricorderò per tutta la vita. Ricordo benissimo il primo provino che ho fatto con lui per I demoni di San Pietroburgo. Pensavo non ci fosse alcuna possibilità per me. Rammento che sono uscita dal provino e mi sono seduta sul mio motorino. C’era il mio agente e gli ho detto: ‘In ogni caso grazie, perché questo provino non lo dimenticherò mai’. Montaldo era un uomo magnifico, non so se l’avete conosciuto. Era una poesia, una vera poesia, e quando mi ha richiamato per il secondo film, L’industrialemi è subito sembrato molto strano che gli hanno permesso di prendere me. Lo dico sinceramente, perché in quella tipologia di film vengono scelte attrici completamente diverse da me. Non lo dico da eroina, ma io ancora oggi combatteto, perché questo è un lavoro in cui non arrivi mai. Quando voglio fare i film che mi piacciono, devo lottare contro tutta una serie di pregiudizi, ma cerco di dirmi: ‘Va bene, la strada davanti è tosta, ma combatteto, perché se ce la faccio, è merito mio e non del fatto che ho una statuetta a casa o vado a cena con qualcuno di importante”.

Gli autori con cui la Crescentini ha lavorato, le hanno impartito importanti lezioni e saggi consigli, professionali e persino estetici: “Quando girammo I demoni di San Pietroburgo, Giuliano Montaldo disse una cosa che già sapevo, però sentirla dire da lui è stato bello. Mi suggerì: ‘Non cedere mai alla tentazione, o meglio alla vanità di rifarti il ​​viso, perché questo è il tuo specifico’. Io non ho mai vissuto le mie occhiaie come un difetto, ma per gli altri lo è. Quando avevo 1 anno e mezzo, avevo già le occhiaie, per cui mi sembrano una cosa normale. Ci sono stati tanti buoni consiglieri nella mia vita: ognuno mi ha lasciato un pezzetto di qualcosa.

Carolina Crescentini ha iniziato il suo percorso di formazione ben prima dei ragazzi che la ascoltano parlare e sa che le nuove generazioni di attori sono diversi dalla sua, soprattutto perché i tempi cambiano e ci sono i famigerati social media ei continui balzi in avanti della tecnologia: “Innanzitutto i ragazzi sono consapevoli del video, o meglio di come vengono in video, ed è strano, perché noi, che eravamo forse l’ultima generazione a metà fra il mondo analogico e quello digitale, eravamo grezzi, forastici, eravamo emozione e impulso. Guardandoli dal vivo o vedendo i loro selftape, mi accorgo subito di quanto siano diversi. Se per esempio qualcuno ha detto a una ragazza che sta bene di tre quarti, lei non muove il collo da quella posizione. Allora provi a suggerirle: ‘Cerca di essere più sporca, lanciati’. Lei va al monitor, si guarda come dall’esterno e poi fa come prima. Io cerco di non guardarmi mai nel monitor: lo faccio soltanto se me lo chiede il regista. Perché mai dovrei andare al monitor? Per giudicarmi? Per cercare di venire bene? Uno dei motivi per cui facciamo questo lavoro è quello che proviamo nel raccontare storie, e se ti guardiamo dall’esterno, interrompiamo il flusso dell’emozione. La nuova generazione è diversa probabilmente per via dei social e dei dispositivi che oggi si hanno a disposizione. Noi non eravamo consapevoli di come apparivamo agli altri.

L’incontro con Carolina Crescentini si conclude con un accenno ai ruoli e ai personaggi femminili. Uno degli ultimi che l’attrice ha interpretato è quello Adelina Tattiloprotagonista della serie La signora Playmen per cui è stata nominata a due Nastri d’Argento Grandi Serie: “Un tempo un ruolo come quello di La signora Playmen non mi sarebbe mai arrivato, perché 10 anni fa la donna veniva raccontata dal cinema solo come la moglie di, l’amante di, l’oggetto del desiderio di. Adesso invece ci sono film in cui si narrano donne a tutto tondo, con una molteplicità di sfaccettature. C’era una teoria che trovo completamente senza senso, perché stabiliva che fossero le donne a decidere cosa andare a vedere al cinema, e quindi nell’ottica del distributore la donna voleva vedere gli uomini. Ma… siamo sicuri? Non ne sono certo. Sinceramente leggo con più gioia le interviste alle donne: mi incuriosiscono di più. Leggo più volentieri una storia di una grande donna piuttosto che di un grande uomo”.

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